Una dinastia di pittori: i Botticini

Una dinastia di pittori: i Botticini

07:35 18 ottobre in Approfondimenti

botticiniUn’intera sala del Museo della Collegiata di Sant’Andrea raccoglie il meglio, per quantità e qualità, di un’importante bottega fiorentina del secondo Quattrocento, i Botticini, famiglia di pittori attivi per circa quarant’anni, come testimoniano i documenti, nell’Empolese, nella Valdelsa e nel Valdarno. Francesco Botticini, il pittore di maggiore spicco, nato nel 1466, era “figlio d’arte”, in quanto suo padre Giovanni di Domenico era – come ricordano i documenti – pittore di “naibi”, cioè di carte da gioco. La sua formazione, dopo i primi rudimenti appresi dal padre, avvenne dapprima nella prolificissima bottega di Neri di Bicci per passare rapidamente a un’officina più aggiornata e stimolante quale quella del Verrocchio, dove si formarono molte personalità che segnarono la pittura fiorentina della seconda metà del Quattrocento.

L’eclettismo di Francesco, interessato al naturalismo fiammingo, mediato dalla purezza del maestro Verrocchio e arricchito con le eleganze di Sandro Botticelli e di Filippino Lippi, è evidente nelle opere della sua maturità presenti nel Museo della Collegiata: l’Annunciazione e il Tabernacolo di san Sebastiano, eseguito per i Capacci dopo il 1476.

È documentata tra il 1484 e il 1491 la sua attività nell’imponente macchina d’altare della collegiata di Sant’Andrea, il Tabernacolo del Sacramento, commissionato dalla Compagnia di Sant’Andrea, che realizzerà poi un nuovo contratto con il figlio Raffaello, al quale si deve probabilmente, sulla base dei pagamenti, un intervento limitato. Quest’opera è interessante testimonianza del passaggio della bottega dal padre al figlio, che continuerà a lavorare in continuità di rapporto con gli stessi committenti: la Compagnia di Sant’Andrea delle Veste Bianca (Santi Giovanni Battista e Andrea, parti di una pala), la Compagnia di Sant’Andrea della Veste Nera (predella della Deposizione, distrutta durante l’ultima guerra), i Capacci (Natività con i santi Martino e Barbara, attualmente all’Ermitage di San Pietroburgo), garantendo una stabile qualità di esecuzione.

Raffaello continuò a lavorare nelle zone dove il padre aveva svolto la sua attività, come a Fucecchio, dove è documentata nel 1492 l’allogagione a Francesco della Vergine e santi per la Compagnia della Croce (attualmente al Metropolitan Museum di New York) e dove Raffaello dipinse l’Annunciazione fra i santi Andrea e Francesco, attualmente nel museo, e in Valdelsa (pala della chiesa dei Santi Martino e Giusto a Lucardo).

La sua pittura, meno poetica di quella paterna, risulta a volte congelata in formule arcaizzanti, ma nella fase tarda, oltre a influssi perugineschi e ghirlandaieschi, mostra un certo aggiornamento verso l’arte di Francesco Granacci e di Ridolfo del Ghirlandaio. L’attività della bottega dei Botticini, come tutte le botteghe fiorentine del momento, oltre a dipinti eseguiva stendardi, disegni per le arti applicate o per le illustrazioni di libri. Particolarmente stretti erano i rapporti fra pittura, incisione e miniatura: lo stesso Francesco, che aveva eseguito per l’umanista Matteo Palmieri l’Assunzione della Vergine, già in San Pier Maggiore, attualmente nella National Gallery di Londra, miniò per lo stesso Palmieri il codice Città di Vita.

Rosanna Caterina Proto Pisani

in, Museo della Collegiata di Sant’Andrea a Empoli. Guida alla visita del museo e alla scoperta del territorio, a cura di Rosanna Caterina Proto Pisani. Polistampa 2006