Museo d’Arte Sacra Abbazia di Vallombrosa

VALDARNO

Inaugurato nel giugno del 2006, il Museo occupa una sezione sul lato posteriore destro del complesso abbaziale, praticamente sotto la torre e si sviluppa in un grande salone, adibito fino a non molto tempo addietro a tipografia dei monaci, una saletta cosiddetta “del tesoro” e un piccolo ma attrezzato bookshop.

Non è comunque questa la prima struttura del genere a Vallombrosa, chè già nel secolo XVIII l’abbazia contava su un suo museo anche se con caratteristiche assai diverse dall’attuale. Il collezionista e allestitore di quel primo nucleo museale, che occupava oltre cinque sale, era don Lotario Bucetti, abate dal 1791 al 1792.

Già prima, negli anni 1788-89, egli aveva messo insieme con vera passione enciclopedica una raccolta eterogenea che potremmo definire, almeno ai suoi inizi, di storia naturale per la massiccia presenza di prodotti rari e curiosi di natura animale e vegetale, reperti archeologici e fossili, oltre a una piccola sezione di opere d’arte acquistate anche sul mercato.

I principi a cui si era ispirato don Bucetti erano quelli che avevano presieduto alla costituzione delle wunderkammern tardo rinascimentali e sei-settecentesche, non di rado ospitate anche nei conventi. Il museo non ebbe però vita lunga: il trasferimento di don Lotario alla badia di Pistoia e il progressivo disinteresse da parte dei monaci rimasti lo avviarono a una rapida decadenza seguita con la soppressione francese dei monasteri del 1810 dalla quasi totale dispersione.

Restano a ricordarci quel primo complesso l’inventario del 1788 e quello compilato al momento della soppressione. Il museo attuale si configura invece essenzialmente come museo d’arte sacra, vedendo esposto gran parte del patrimonio artistico ancora presente in Abbazia, con qualche oggetto proveniente da altri istituti vallombrosani, come Santa Trinita a Firenze.

Il grande salone vede esposta una campionatura di “tesori” diversi, ospitati in eleganti vetrine per le quali si è adottata una tipologia tradizionale, rivisitata a livello tecnologico, in bel legno di ciliegio: vi troviamo paramenti sacri, una selezione di dipinti (che verranno esposti a rotazione tra quelli appartenenti all’Abbazia), libri e codici miniati, oggetti d’uso come maioliche o messali antichi e infine la raccolta per la quale l’Abbazia è giustamente famosa, una importante serie di scagliole. Del resto è stato proprio un abate, don Enrico Hugford, a portare quest’arte nel corso del Settecento ai massimi fasti a livello europeo, lasciando qui testimonianze caratteristiche della sua particolare attività artistica.

Dobbiamo però ricordare che nell’esposizione spiccano in particolare due tesori, entrambi rientrati in sede in occasione dell’apertura del museo dopo esserne stati allontanati fin dall’Ottocento in seguito alle già citate soppressioni: si tratta del celeberrimo Parato Altoviti (secolo XV-XVI), composto di un paliotto, due tonacelle e una pianeta che, sui tessuti già di per sé preziosi , mostrano ricami fastosi eseguiti su disegni di grandi maestri. Non inferiore come qualità, troviamo poi la grande pala con la Madonna col Bambino e quattro Santi di Domenico Ghirlandaio e aiuti, che è tornata a risplendere con i suoi colori smaltati dopo un lungo e complesso restauro.

Entrambe le opere sono state concesse in deposito dalle Gallerie fiorentine, dalle quali erano state acquisite fin dall’Ottocento. Nella attigua saletta del tesoro sono confluite preziose suppellettili liturgiche dei secoli XIV-XX, tra cui molti bei calici (uno dei quali appartenuto a don Lotario), reliquari in vetro o legno intagliato e dorato (come quelli di San Giovanni Gualberto), ostensori e altra argenteria.

Fra gli oggetti più affascinanti è l’antico reliquiario a forma di chiodo, in oro, smalto e uno zaffiro, così come il pezzo indubbiamente più importante: il grande, preziosissimo reliquario del braccio di San Giovanni Gualberto, commissionato in argento e smalti dall’abate Biagio Milanesi al famoso orafo Giovanni Sogliani che lo eseguì nell’anno 1500.

Bibliografia essenziale

Vallombrosa nel IX centenario della morte del fondatore Giovanni Gualberto 12 luglio 1073. AA. VV. Firenze, Editore: Giorgi & Gambi, 1973.

Il Ghirlandaio di Vallombrosa. Un restauro difficile, un ritorno trionfale. Caneva C., Firenze, Editore: Edifir, 2006.

Vallombrosa. Santo e meraviglioso luogo. Ciardi R. P., Pisa, Editore: Pacini Editore – Banca Toscana, 1999.

breviario

Breviario secondo la Regola di san Benedetto

Datazione: prima metà del XIV sec.
Tecnica e Materiali: pergamena
Bottega di: scuola di Pacino di Buonaguida
Dimensioni: 300 mm. x 220 mm.
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa, chiesa di San Pier Maggiore

Il libro fu donato nel 1752 a don Lotario Bucetti da una delle monache benedettine della chiesa di San Pier Maggiore distrutta alla fine del Settecento. La ricca decorazione presenta capilettera rossi e azzurri, gruppi di lettere in inchiostro bruno acquarellate in giallorino, losanghe, fluorescenze, teste di animali, figurine umane, lettere filigranate, con decorazioni vegetali, figurate e istoriate.

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Cartagloria

Datazione: 1665
Tecnica e Materiali: legno ebanizzato e argento
Manifattura: toscana
Dimensioni: 75 cm. x 72 cm.
Provenienza: Basilica di Santa Trinita, Firenze

Ai lati sono le figure in argento dei santi Giovanni Gualberto e Umiltà, in alto la Trinità col Cristo morto. Nel cartiglio al centro l´iscrizione: ECCLESIAE SS. TRIN[ITATIS]/ FLORENTIAE. È prodotto tardo-barocco, insieme ad altre due di minori dimensioni, ripresa di prototipi a stampa della prima metà del secolo.

icona

Icona

Datazione: 1823
Tecnica e Materiali: dipinto su tavola, argento sbalzato e bulinato, parzialmente dorato, cristalli di rocca, turchesi e pietre semipreziose
Manifattura: manifattura russa
Dimensioni: 16 cm. x 13 cm.
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

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Madonna con Bambino e santi

Datazione: 1420
Tecnica e Materiali: dipinto su tavola
Dimensioni: 88.5 cm. x 67.3 cm
Autore: Bartolomeo d´Andrea Bocchi (attivo nella prima metà del xv secolo)
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

La piccola tavola proviene dalla distrutta chiesa di San Pier Maggiore a Firenze e fu ricevuta in dono o acquistata da don Lotario Buccetti, confessore delle monache benedettine di quel convento. Quando questi divenne abate di Vallombrosa portò con sè l’opera nel monastero. Nello stesso periodo numerosi altri oggetti d’arte arricchirono il nascente museo.

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Pianeta

Datazione: seconda metà del XVI sec.
Tecnica e Materiali: velluto cesellato in seta operato a un corpo a una trama lanciata in oro
Manifattura: fiorentina
Dimensioni: pianeta: 120 cm. x 65 cm.; stola: 240 cm. x 20 cm.; manipolo: 96 cm. x 20 cm.; busta: 27 cm. x 27 cm.
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

Il parato comprende anche stola, manipolo e busta qui non visibili. Il disegno presenta il classico motivo a rete di maglie con due tipi di fiori di cardo.

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Reliquiario a forma di chiodo

Datazione: terzo decennio del XIII sec.
Tecnica e Materiali: oro, smalti, zaffiro
Dimensioni: h. 5 cm.
Autore: Ignoto orafo francese
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

Il reliquiario, contenente, secondo l’iscrizione, un frammento di chiodo della Croce, era celato all’interno del reliquiario della Santa Croce e vari santi. Fu donato dal re di Francia Luigi IX all’abate di Vallombrosa Benigno, in cambio dell’invio della sacra reliquia di una mano di San Giovanni Gualberto, tra il 1226 e il 1233.

tonacello

Tonacello del cosiddetto Parato Altoviti

Datazione: terzo quarto del XV sec.
Tecnica e Materiali: velluto cesellato tagliato a tre altezze operato a un corpo broccato bouclé con ricami in seta policroma e oro
Manifattura: fiorentina
Dimensioni: 121 cm. x 132 cm.
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

Il disegno si compone di un tronco sinuoso attraversato da un torciglione con ghiande, che confluisce in una foglia lobata contenente una melagrana e al quale s’intreccia un secondo ramo più sottile, culminante in una melagrana cimata da fiordalisi e contornata da foglie d’acanto. I ricami, stilisticamente vicini alla pittura fiorentina coeva, presentano caratteristiche proprie dei laboratori di area italiana, spagnola e fiamminga fra XV e XVI secolo.

bibbia

Bibbia secondo la Vulgata latina

Datazione: seconda metà del XIII sec.
Tecnica e Materiali: pergamena
Manifattura: Scuola aretina
Dimensioni: 150 mm. x 100 mm.
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

Il codice è uno dei più antichi e preziosi fra quelli conservati nell’Archivio dell’Abbazia di Vallombrosa. La decorazione ricca di figurine dai lineamenti aguzzi e fortemente espressive e di fregiature animate da figure fantastiche e mostruose, è da assegnare alla scuola aretina sulla base di confronti con esemplari sicuramente prodotti dallo “scriptorium” aretino del Duecento.

brocca

Brocca

Datazione: XVI sec.
Tecnica e Materiali: maiolica
Manifattura: toscana
Dimensioni: h. 20.3 cm.
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

Prodotto di uso corrente, con spessa smaltatura, decorato con lo stemma vallombrosano inserito in una cornice manieristica, affine a quelle intagliate nei baldoni, negli stalli dei cori, nei mobili d’epoca o dipinte nei vasi faentini di fine Cinquecento.

ampolline

Coppia di ampolline

Datazione: XVIII
Tecnica e Materiali: vetro, filigrana d’argento
Manifattura: italiana
Dimensioni: 14 cm.
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

L’argento descrive un ricamo finissimo che ai lati delle ampolle diventa motivo cuoriforme dal quale scaturiscono decori fogliacei. La decorazione è arricchita dall’uso di piccole perle.

Madonna

Datazione: XVIII sec.- XIX sec.
Tecnica e Materiali: gesso colorato, seta, argento, filo metallico dorato
Manifattura: napoletana
Dimensioni: h. 61 cm.

La statuetta, riccamente abbigliata con vesti ricamate con filo dorato e recante una corona e un’aureola in metallo dorato, è opera di arte popolare napoletana donata per sua devozione all’abbazia dalla nobildonna Maria Immacolata d’Avalos.

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Salterio feriale secondo la regola di San Benedetto

Datazione: 1429
Tecnica e Materiali: pergamena
Manifattura: scuola fiorentina
Dimensioni: 265 mm. x 190 mm.
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

Il codice, come risulta dall’iscrizione latina che compare a carta 108 verso, fu scritto dal presbitero ser Andrea, cappellanno del monastero benedettino distrutto nel Settecento. La provenienza da quel complesso monastico di cui padre Lotario Bucetti era padre confessore delle monache benedettine, induce a ritenere che possa trattarsi di un dono o di un acquisto da parte del religioso, fondatore di un museo personale all’interno dell’abbazia.

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Reliquiario della Santa Croce e di vari santi

Datazione: fine XVIII sec.
Tecnica e Materiali: argento sbalzato
Manifattura: toscana
Dimensioni: h 43.5 cm.
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

L’importanza del reliquiario, più che alla sua manifattura, invero del tipo più ricorrente ed ordinario fra Sette e Ottocento, seppur in metallo prezioso come l’argento, con teche e vetrine per le varie reliquie incastonate tra racemi vegetali, nuvole e teste di cherubino, si deve all’aver ospitato il trecentesco reliquiario a forma di chiodo.

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San Giovanni Gualberto

Datazione: 1705-1706
Tecnica e Materiali: olio su tela
Dimensioni: 44 cm. x 29.5 cm.
Autore: Pier Dandini (Firenze 1646- 1712)
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

Il dipinto fu acquistato dall’abate benemerito don Lotario Bucetti, e da questi donato nel 1799 all’abbazia. La tela raffigura Giovanni Gualberto con la mano destra con la croce levata al cielo e la sinistra appoggiata sul bastone a tau, secondo l’iconografia tradizionale.

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Bambino Gesù

Datazione: XIX sec.
Tecnica e Materiali: cera, abiti di seta, corona in argento
Manifattura: italiana
Dimensioni: 65 cm.
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

Il Bambino veste una tunica rossa bordata di pizzi dorati, stretta in vita da una corda dorata; porta sul capo una corona argentata. Il braccio destro è alzato in atto benedicente, mentre la sinistra doveva reggere qualcosa, forse una croce.

calice

Calice

Datazione: XIX sec.
Tecnica e Materiali: argento sbalzato e cesellato
Manifattura: toscana
Dimensioni: h. 26.5 cm.; piede: diam. 13 cm.
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

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La Vergine in trono col Bambino e santi

Datazione: 1485
Tecnica e Materiali: colore e mestica originali trasportati su supporto ligneo
Dimensioni: 160 cm. x 251 cm.
Autore: Domenico Ghirlandaio (Firenze 1449-1494) e bottega
Provenienza: Abbazia Vallombrosa

Il dipinto che occupa il posto d’onore all’interno del museo è ritornato da poco in quella che era la sua sede originale dopo esserne stato allontanato nel 1871 per essere restaurato a Firenze. L’opera fu commissionata da don Biagio Milanesi, abate e generale dell’ordine vallombrosano. La scena completa presenta al centro la Vergine col Bambino, da sn. san Biagio, san Giovanni Gualberto, san Benedetto, sant’Antonio Abate.

mantellina

Mantellina del reliquiario di san Giovanni Gualberto

Datazione: inizi del XVIII sec.
Tecnica e Materiali: seta con ricami riportati in filo metallico dorato e sete policrome, fodera in raso di seta rosso
Manifattura: italiana
Dimensioni: h. 110 cm.
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

Prima che il reliquiario fosse stabilmente inserito nel museo, la mantellina serviva per proteggere il prezioso oggetto. I ricami sono stati trasferiti su un tessuto più recente da uno analogo manufatto, evidentemente ormai logoro.

pianeta

Pianeta

Datazione: primo quarto del XVIII sec.
Tecnica e Materiali: gros de Tours ricamato in seta e oro
Manifattura: italiana
Dimensioni: 116 cm. x 72 cm.
Provenienza: Abbazia di Vallombrosa

Il ricamo presenta un motivo molto diffuso nel periodo barocco che si esprime in ampie volute dorate dalle quali nascono infiorescenze di accesa policromia. La scelta dei fiori segue una precisa simbologia allusiva all’umanità, alla Grazia Salvifica e alla Passione e Risurrezione di Cristo.

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Reliquiario del braccio di San Giovanni Gualberto

Datazione: 1500
Tecnica e Materiali: argento cesellato e dorato, con smalti e pietre preziose; argento sbalzato e inciso, pietre preziose e semipreziose, smalto su rame
Dimensioni: h. 94 cm.; base: 8 cm.; formelle di rame smaltato: 7.5 cm. x 4.5 cm.; spazio trilobato smaltato: 6 cm. x 6 cm.; h e base della statuetta del santo: 8 cm. x 4 cm.
Autore: Paolo di Giovanni Sogliani (Firenze, 1455-1520)

Il monumentale pezzo di oreficeria è composto da un’urna cilindrica di vetro con l’avambraccio del santo fondatore, racchiusa da una struttura a forma di tempietto sormontato da una statuetta di san Giovanni Gualberto. In luogo del globo con la croce che vi figurava originariamente, presenta sei scenette con episodi della vita del santo in buona parte perdute a causa dell’uso che se ne faceva nelle pratiche di esorcismo e di culto popolare.

stemma

Stemma vallombrosano

Datazione: XVII sec.
Tecnica e Materiali: legno di noce intagliato, dipinto e dorato
Manifattura: fiorentina
Dimensioni: h. 175 cm.
Provenienza: Basilica di Santa Trinita, Firenze

Lo stemma riporta il simbolo della verga dorata, chiusa da due teste leonine alle due estremità, su campo bianco; era simbolo di potestà correttiva, fu universale insegna degli Abbati dell’Occidente sebbene in Oriente ogni monaco lo portasse. Come simbolo di autorità sulla comunità monastica, la gruccia restò, lungo i secoli, prerogativa dell’Abbate di Vallombrosa.

Indirizzo

Museo d’Arte Sacra, Abbazia di Vallombrosa
Via San Benedetto, 115
Vallombrosa
Telefono: 055 862251
Fax: 055 862036
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Come arrivare:
Da Firenze: lungo la via Aretina per Pontassieve – Pelago -Tosi; dalla stazione di Firenze o di Pontassieve con le autolinee SITA.
Dall’Autostrada del Sole: via Incisa Valdarno – Reggello, oppure: uscita a Firenze sud, Rosano – Pontassieve – Pelago – Tosi.
Dal Casentino: dalla Consuma, lungo la strada tra la foresta, circa 9 km.

Orario

Apertura estiva (dal 28/6 al 3/9):
dal lunedì alla domenica, ore 10.00 – 12.00 / 15.00 – 18.00;

Apertura invernale: solo su prenotazione.

Biglietti

Adulti: 3,00 €.
Ridotto: 2,50 €.

Servizi

accessibilità per i disabili
bookshop
visite guidate
biblioteca