La Beata Giulia Certaldi decus et gloria

La Beata Giulia Certaldi decus et gloria

14:29 28 ottobre in Approfondimenti

beatagiuliacertaldiCosì viene definita la beata Giulia, alla quale Certaldo ha sempre tributato grande devozione. La beata riposa nella chiesa dei Santi Jacopo e Filippo, di fronte al busto del figlio più celebre di Certaldo, Giovanni Boccaccio, consentendoci di conoscere la spiritualità di questo centro valdelsano.

La beata Giulia fa parte del gruppo delle sante romite della Valdelsa, confrontandosi bene con Fina di San Gimignano e Verdiana di Castelfiorentino. Soprattutto a quest’ultima la legano molte affinità, dalle origini modeste al lavoro estremamente umile svolto dall’una presso gli Attavanti, da Giulia presso i Tinolfi, famiglia certaldese della quale fu famula. Al seguito dei Tinolfi, che si inurbarono negli anni Quaranta del Trecento, Giulia si trasferì a Firenze dove – a differenza di Verdiana che non fece mai parte di alcun ordine – si legò agli Agostiniani, i quali poi insieme ai Tinolfi ne promossero il culto. Al ritorno in patria, la sua scelta fu simile a quella di Verdiana: si rinchiuse in una cella, accanto alla sagrestia dei Santi Jacopo e Filippo retta dagli Agostiniani, dove morì nel 1367.

Già nel 1372, a pochi anni dalla sua morte, con il permesso del vescovo, venne eretto un altare in suo onore, come ricorda il Brocchi (G.M. Brocchi, 1761, II, p. 151). «Crescendo poscia la devozione de’ fedeli, e specialmente dei Certaldesi verso questa loro Beata gli eressero con permissione del Vescovo nell’istesso anno dopo pochi mesi un Altare, con farvi dipingere la Santa Immagine di lei co’ raggi al capo a guisa de’ Beati, facendovi inoltre scrivere, come fino ad ora si vede in carattere gottico, o vogliamo dir Longobardo, le seguenti parole: Beata Uliva quae quondam vulgo Giulia dicebatur / mccclxxii die xi Aprilis».

Su quest’altare si trovava un dipinto a forma di dossale cuspidato, come testimonia un disegno acquerellato conservato nei documenti seicenteschi della basilica di Santo Spirito a Firenze (ASF Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese, 122, n. 90, c. 361v.). Il dipinto presentava al centro la beata Giulia in vesti monacali, accompagnata da due angeli intenti a suonare strumenti musicali, mentre le due scene latera li mostravano il momento del transito di Giulia – ripreso dal racconto di Fina e Verdiana, quando al suono spontaneo delle campane accorreva il popolo, trovando la beata inginocchiata davanti al Crocifisso, con in alto la sua gloria – e le esequie della beata con la partecipazione degli Agostiniani ma anche del popolo e di infermi che impetravano la guarigione. Circa cent’anni dopo il dipinto fu corredato da una predella – attualmente in chiesa sopra la nicchia dove si custodisce il corpo della beata, ornata lateralmente dalle armi dei Tinolfi – che raccontava in maniera poetica alcuni episodi della vita della beata: dal Miracolo del bambino salvato dalle fiamme al Miracolo dei fiori sempre freschi che la beata donava ai fanciulli che andavano a trovarla, alle Esequie della beata, fino all’ultimo episodio del Miracolo del cavaliere, avvenuto dopo la morte della beata, grazie alla cui intercessione cavaliere e cavallo si salvarono dall’annegamento. La predellina, che la tradizione ha in passato assegnato ad Antonia, monaca cistercense figlia di Paolo Uccello, sotto la suggestione di celebri esemplari paterni, è da collocare cronologicamente all’ultimo quarto del XV secolo: è stata pertanto collegata a un avvenimento storico, la restituzione da parte del re Ferdinando d’Aragona, nel 1486, della testa della beata, sottratta durante il sacco di Certaldo del 1479.
Dopo alcuni secoli la testa fu collocata in un busto-reliquiario, che si può tuttora ammirare nel Museo, dalla forte caratterizzazione fisionomica, tanto da suggerire che possa trattarsi di un ritratto, eseguito dall’orafo fiorentino Paolo di Andrea Laurentini nel 1652-1653, come ricordano i documenti di archivio (ASF, Corporazioni religiose soppresse dal Governo francese, 122, n. 90, c. 361 v.). Strettamente legato alla vicenda terrena della beata Giulia è un Crocifisso trecentesco del tipo dei “Cristi dolorosi”, un tempo nella chiesa dei Santi Tommaso e Prospero e attualmente venerato nella nuova chiesa di San Tommaso, nella parte bassa della cittadina, detta il Borgo.

Rosanna Caterina Proto Pisani

in, Museo d’arte sacra di Certaldo. Guida alla visita del museo e alla scoperta del territorio, a cura di Rosanna Caterina Proto Pisani, Polistampa 2006

Tags: