Argenti e arredi sacri

Argenti e arredi sacri

13:57 01 ottobre in Approfondimenti

argenti_tavarnelleIl nucleo degli arredi ecclesiastici esposti nel Museo d’arte sacra di Tavarnelle – a parte due eccezionali croci duecentesche e alcuni esemplari quattro-cinquecenteschi – è costituito in gran parte da argenti dei secoli XVIII e XIX.

L’esecuzione della maggior parte di questi oggetti nelle botteghe fiorentine è testimoniata dalla punzonatura: accanto al bollo cittadino (il leone andante volto a sinistra), c’erano anche i marchi del saggiatore, colui che testava la bontà legale dell’argento, e del facitore, cioè l’argentiere che realizzava l’oggetto. Recenti pubblicazioni, fondate sullo studio dei documenti, hanno offerto la possibilità di conoscere non solo i nomi di molti orafi, ma anche notizie relative alla loro attività e al ruolo da essi ricoperto nell’Arte della Seta e del Saggio, consentendo di giungere in alcuni casi persino a una datazione ad annum dell’oggetto.

Purtroppo la punzonatura è spesso lacunosa o illeggibile; a volte manca del tutto. I nomi dei facitori Antonio Mazzi, Giovan Battista Navarri, Zanobi Biagioni o dei saggiatori Adriano Haffner, Liborio Zazzerini, Vittorio Querci, rimandano alle botteghe fiorentine che il decreto granducale di Ferdinando I del 25 settembre 1593 aveva concentrato sul Ponte Vecchio.

Tale decisione, imposta agli orafi che lavoravano precedentemente nella zona del mercato nuovo, fu voluta, oltre che per motivi di decoro – per sostituire beccai e pizzicagnoli che male si addicevano al nuovo ruolo viario assegnato al Ponte Vecchio, in asse con piazza della Signoria – anche per il controllo della produzione di arredi preziosi destinati alle dimore signorili e alle chiese.
Le botteghe erano laboratori organizzati in ambienti disposti su due piani differenziati nell’uso. Il primo ambiente, prospiciente la strada, indicato come “mostra”, era il luogo dove si esponevano gli oggetti, anche se a questo scopo veniva spesso utilizzato lo spazio esterno alla bottega. In questo ambiente si effettuava la vendita e si tenevano le bilance e i libri contabili.
Candelieri, croci, navicelle, pissidi, ma anche monumentali apparati per altari e cibori costituivano importanti committenze per queste botteghe alle quali si aggiungevano la “rassettatura” e il restauro delle suppellettili sacre.

Riguardo all’organizzazione del lavoro all’interno della bottega, solo con il bando del 20 settembre 1703 si rese obbligatoria la denuncia dei nomi dei lavoranti in modo da definire il ruolo del maestro. L’organizzazione era estremamente gerarchica, con a capo il maestro, in possesso di una regolare immatricolazione e pertanto possessore di un marchio che poteva apporre agli oggetti della bottega. Come tutte le corporazioni, anche quella degli orafi era estremamente selettiva e arduo era il raggiungimento del grado di maestro. L’“entratura” in una bottega, oltre che per successione legittima, poteva avvenire per morte o per “renunzia” a favore di un orafo designato, ma sempre con l’approvazione dei consoli dell’Arte della Seta. Dopo la soppressione dell’Arte nel 1770 e l’istituzione della Camera di Commercio Arte e Manifattura – che liberalizzò le attività produttive e portò al rilevamento della bottega da parte degli artigiani – si assistette a un generale abbassamento della qualità dei manufatti, sebbene vi fosse ancora qualche buona bottega, come quella dei Guadagni, che lavorava per le chiese e per la corte lorenese.

Un gruppo consistente di argenti sette-ottocenteschi conservati nel museo presenta punzoni di Napoli, dove esistevano per le botteghe degli orafi regolamenti e statuti simili a quelli fiorentini. Il punzone di Napoli è NAP sormontato da una corona, durante il Settecento, o la testa di Partenope con il numero 8, nell’Ottocento. Tra questi argenti l’oggetto più importante è l’ostensorio di Nicola de Angelis datato 1706 e proveniente dalla chiesa di Santa Maria al Morrocco. Nicola de Angelis, attivo a Napoli, eseguì nel 1733 il Busto di san Gennaro per la cattedrale di Capua.

in, Museo d’arte sacra di Tavarnelle Val di Pesa. Guida alla visita del museo e alla scoperta del territorio. A cura di Caterina Caneva. Polistampa 2005