Francesco di Domenico, detto di Valdambrino, dovette probabilmente il suo nome al fatto di appartenere ad una famiglia originaria della Val d’Ambra. Recenti studi hanno reso possibile ricostruire con più precisione l’attività giovanile di Francesco, soprattutto in terra lucchese e pisana. Influenzato dai modi di Jacopo della Quercia, con il quale collaborò alla realizzazione della Fonte Gaia a Siena, elaborò uno stile raffinato e personalissimo interpretando la tradizione tardo gotica con gusto originale e moderno. Artista eccellente sia nella scultura in marmo che in legno, soprattutto in que-st’ultima dovette godere di grandissima considerazione presso i contemporanei. Nel 1401 partecipò al concorso per la seconda porta del Battistero di Firenze, che fu vinto dal Ghiberti. Dell’autore si ricordano le statue lignee dei quattro santi protettori di Siena (1409), delle quali rimangono il San Savino, il San Crescenzio e il San Vittore, ridotte a busti, oggi conservati nel Museo dell’Opera del Duomo a Siena. Tra le sue opere ricordiamo, la statua di Sant’Ansano custodita presso la chiesa di San Paolino a Lucca, l’Angelo annunciante e la Vergine annunciata, oggi conservate nel Museo d’Arte Sacra di Asciano. Opere queste ultime, che testimoniano un’arte ormai pienamente matura.

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Abile modellatore di argilla imprunetino ha conservato vive tradizioni e mestieri paesani nelle scene riprodotte sopra i suoi bassorilievi.

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Noto soprattutto per la sua attività di storiografo e critico d’arte con le Vite de più eccellenti pittori, scultori et architetti di cui si ha una prima edizione risalente al 1550 ed una seconda, più amplia nel 1568, insieme ad altri artisti fondò a Firenze l’Accademia del Disegno, basata sul principio che lo studio del disegno è la base per tutte le arti. Vasari fu pittore e architetto: in qualità di architetto formulò, tra i tanti progetti, quello degli Uffizi a Firenze.

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Sono il calice, la pisside, l’ostensorio, la teca e la lunetta. Si possono intendere anche il corporale, la palla, il purificatoio, il mesciacqua, le ampolline, il turibolo, la navicella, la patena, il secchiello e l’aspersorio, la borsa del corporale, il velo del calice, il campanello, le tre ampolle che contengono gli oli sacri.

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Tessuto caratterizzato da superficie pelosa, costituito da due orditi, uno per il fondo, l’altro per il pelo, ottenuto tramite l’inserimento di un filo (velluto riccio) o del quale possono essere invece tagliate le sporgenze anelliformi (velluto tagliato). Se l’ordito copre interamente l’armatura di fondo, il velluto è detto unito. Si dice invece operato nel caso in cui il pelo sia disposto in modo da creare un disegno.

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Quadrato di stoffa degli stessi colori liturgici dei paramenti, ricamato e con al centro la croce o il monogramma di Cristo, impiegato per coprire il calice all’inizio e alla fine della Messa. Si intende anche la stoffa, spesso preziosamente ricamata, che viene posta sul volto del defunto, nella sepoltura. V. di calice, Arredo liturgico di forma quadrata, degli stessi colori dei paramenti liturgici ai quali si accompagna (pianeta, manipolo e stola, v.), usato per coprire il calice (v.) e la patena (il piatto di metallo che copre il calice e contiene l’ostia) durante la Messa. V. Omerale Paramento indossato sulle spalle, come uno scialle, con il quale il celebrante prende l’ostensorio o avvolge i vasi sacri.

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Divinità latina dell’amore e della vegetazione, corrispondente alla greca Afrodite (v.), venerata con diversi epiteti divini e con diversi aspetti, anche assimilandola con divinità locali, come ad esempio Feronia, dea italica dei boschi e delle sorgenti. Il culto di Venere Genitrice, cui Cesare dedicò un tempio nel 46 a.C., divenne particolarmente importante nel corso della prima età imperiale in virtù del suo legame con la gens Giulia.

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Pittore e restauratore, allievo in patria di Galeotti, quindi a Venezia di Sebastiano Ricci, era figlio del pittore Benedetto e fratello del musicista Francesco Maria. Dei suoi restauri, eseguiti con intelligente senso critico, si ricorda, a Firenze, quello della cappella Rinuccini in Santa Croce (polittico e affreschi, 1736), quello della cupola del Carmine (1741-1743) e quello del cappellone degli Spagnoli in Santa Maria Novella (1750 ca.). Incerta è la datazione dei suoi dipinti. L’Estasi di san Francesco in Sant’Jacopo Soprarno è considerata tra i suoi capolavori. Le poche date attendibili sono relative al San Atto riceve le reliquie di san Jacopo nella chiesa dell’Abbazia di Vallombrosa (1730).

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L’iconografia bizantina della Madonna ieratica e frontale, con in braccio il Bambino vestito e benedicente, in piedi e di spalle alla Madre è presente in Occidente già dall’VII secolo. Intorno al xiv secolo si affermano invece tipologie che sottolineano l’aspetto terreno e intimo del rapporto tra la Madre e il Figlio, i cui vari atteggiamenti ed attributi identificano differenti tipi iconografici.

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Secondo la leggenda, nata sullo sfondo storico della caduta di Costantinopoli, la dimora di Maria Vergine, già trasformata in chiesa sin dai tempi apostolici, sarebbe stata prodigiosamente trasportata dagli angeli a Loreto, dove è tutt’oggi. Il nucleo originario risale al iv secolo, ma per proteggere le sacre reliquie, ovvero le mura traslate dagli angeli, l’edificio originario venne modificato attraverso successivi interventi che videro l’intervento di numerosi e noti artisti. Meta di pellegrinaggio fin dall’inizio del xiv secolo il culto del luogo si intensifica nei secoli xv e xvi. La devozione alla Santa Casa dà luogo durante tutto il Cinquecento al fiorire di immagine votive legate
al Santuario.

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Nel vangelo apocrifo di Nicodemo si racconta la leggenda di Veronica: la donna offrì a Cristo, che saliva sul Calvario con la croce, un panno per tergersi il volto; su questo lino rimase miracolosamente impresso il ritratto del Redentore. Il panno è considerato un’autentica reliquia ed è conservato nella chiesa di San Pietro in Vaticano. Veronica, il cui nome è composto dalle parole vera e icona, «vera immagine», è raffigurata nei dipinti devozionali con in mano il panno che reca impressa l’effigie di Cristo, talvolta incoronata di spine. Spesso Veronica porta il turbante, allusione alla sua origine

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Imperatore romano dal 69 al 79 d.C. Originario della Sabina, percorse la carriera senatoria fino a
divenire governatore. Dopo la morte di Nerone e il periodo turbolento che vide succedersi e morire rapidamente imperatori proclamati in diverse parti dell’Impero, riuscì a imporre il proprio potere personale e a riportare l’ordine. Il suo regno, improntato da frugalità e misurazione, fu un periodo di buona amministrazione e moderate riforme sociali e amministrative.

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Designata anche come Via Dolorosa o “cammino dell’amarezza”, è il tragitto finale della Passione di Gesù, dal pretorio di Pilato fino al monte Calvario. È costituita da una successione di luoghi dove si ritiene che Cristo abbia sostato mentre si recava al Calvario. I Francescani introdussero in Occidente il rituale della Via Dolorosa, sorta di processione compiuta lungo le navate delle chiese, o per le vie,
con soste che rievocavano quelle compiute da Cristo. Gli episodi commemorativi del percorso si dividono in due gruppi tematici: al primo gruppo appartengono le tre cadute di Gesù sotto il peso della croce, gli incontri di Gesù con la Madre, Simone il cireneo e la Veronica. Al secondo appartengono gli episodi svoltisi sulla cima del Calvario: Gesù spogliato; inchiodato alla croce; crocefisso; la Pietà e la deposizione nel sepolcro.

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L’ultima comunione che un cristiano riceve per prepararsi alla morte.

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Imperatore romano nel 69 d.C. Personaggio di rango senatorio, fu acclamato imperatore, dopo lamorte diNerone (v.), dalle legioni del Reno che comandava, nel corso del cosiddetto anno dei quattro imperatori, ma non sopravvisse alle lotte di potere che si scatenarono fra le diverse parti dell’esercito, e che portarono alla supremazia di Vespasiano (v.).

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Grande vasca d’acqua usata per irrigare il giardino, ma anche per l’allevamento di pesci.

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Ampia gabbia atta a contenere degli uccelli.

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Copertura a superficie ricurva di un ambiente o di parte di esso, costituita da una estensione interna concava (intradosso) ed una esterna convessa (estradosso). Caratteristica basilare della volta è di scaricare lateralmente la spinta che deve essere contenuta dagli appoggi della volta stessa. Fra i vari tipi di volta vi sono: la volta a botte, la più semplice, usata per coprire generalmente ambienti di pianta rettangolare, che può essere considerata il prolungamento ideale di un arco; la volta a vela, il cui intradosso è formato da una porzione di superficie sferica; la volta a crociera, generata dall’intersezione di due volte a botte uguali fra loro; la volta a padiglione, volta a crociera ma senza gli archi perimetrali.

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Elemento decorativo curvilineo o spiraliforme, caratterizzante il capitello ionico e composito; è anche usato come raccordo tra le varie parti architettoniche di un edificio, ad esempio la facciata di una chiesa.

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