Motivo decorativo composto da tralci vegetali stilizzati e intrecciati.

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Identificato con il pittore italiano Raffaellino de’ Carli, uscito dalla scuola del Botticelli e di Filippino Lippi (Resurrezione, Firenze, Galleria dell’Accademia; Sibille, Roma, Santa Maria sopra Minerva). La collaborazione con Piermatteo d’Amelia e la sua compagnia darebbe ragione dell’influenza dei modi del Pinturicchio. Alla fase matura dell’autore appartengono la Resurrezione eseguita per la cappella Capponi in San Bartolomeo a Monteoliveto, ora all’Accademia di Firenze, e la Madonna in trono e santi del 1500 (Cenacolo di San Salvi, Firenze). A capo di una operosissima bottega a Firenze, lavorò anche a Roma, Orvieto, Perugina e Siena.

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Strumento in legno utilizzato in passato nelle cerimonie religiose della Settimana Santa in sostituzione della campane. V. Traccola.

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Sistema di uccellagione attraverso ragne, ovvero reti sottili, tese fra gruppi di alberi e, per traslato, il bosco in cui si pratica tale sistema, o in generale un boschetto selvatico.

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Termine di origine francese, con il significato di «disegno a fiori», indica una formula decorativa, applicata a tutte le arti, che propone disegni di rami, foglie, fiori, che si sviluppa solitamente in verticale

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Tessuto in seta o cotone, che per effetto della slegatura dei fili di ordito sul dritto del tessuto, si presenta liscio e particolarmente lucido.

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v. Sarcofago.

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Nell’edificio ecclesiastico in cui vive una comunità monastica, è l’ambiente per la consumazione dei pasti.

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Volume contenente le deliberazioni prese dal capitolo dei monaci su questioni sia religiose che profane.

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Parte rimanente del corpo di Santi o oggetto appartenente o legato alla persona di Cristo (la Croce), della Madonna o di Santi.

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Custodia, di varie forme e materiali, per la conservazione delle reliquie. Può avere diverse forme, spesso pen-sate per l’esposizione ai devoti. V. anche reliquia.

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Nella letteratura archeologica relativa alla scultura antica, si indica conquesto termine un’opera realizzata riproducendo un prototipo (v.) o archetipo più antico; si trattava di una pratica assai diffusa nel mondo romano, quando gli estimatori dell’arte greca alimentavano un fiorente mercato di botteghe di copisti, spesso a loro volta artigiani di altissimo livello, che si ispiravano, introducendo talvolta varianti e adattando i prototipi alle esigenze dei committenti, a capolavori famosi.

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Il termine indica l’altare o la custodia destinati alla deposizione o custodia del Santissimo Sacramento.

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Baldacchino per l’esposizione del Santissimo Sacramento sull’altare.

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La fede nella Resurrezione di Cristo, avvenuta dopo tre giorni dalla sua morte, costituisce uno dei cardini della religione cristiana. Il ritorno di Cristo sulla terra durò quaranta giorni, dopodiché ascese in cielo. Per secoli l’iconografia sacra, salvo rare eccezioni, ha evitato di rappresentare questo tema. Nei cicli della Passione, al suo posto figuravano le Pie donne al sepolcro o il Noli me tangere. Con il Concilio di Trento (1545-1563) per l’iconografia venne sancito un ritorno rigoroso alle Scritture; a partire dalla seconda metà del secolo xvi, l’immagine più diffusa del tema è quella in cui Gesù compare in piedi davanti a un sarcofago chiuso.

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Polittico, di proporzioni spesso monumentali, collocato su un altare. Diffuso a partire dal xiii secolo in Spagna, in origine era dotato di sportelli decorati, che avevano funzione di riparare una cassa centrale con l’immagine della Madonna.

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Alte reti di corda che venivano tese tramite pali in legno per catturare gli uccelli lungo le ragnaie (vedi).

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V. pastorale.

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Tecnica scultorea di decorazione che consiste nel far emergere le figure dal-la superficie sulla quale sono scolpite; quando la figura si stacca dal fondo per meno della metà del suo spessore si ha il bassorilievo; l’altorilievo invece quando sporge per più della metà. Quando le figure si staccano per metà del proprio spessore si parla di mezzorilievo

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Rappresentazione basata sumodelli antichi, diffusa a partire dal Rinascimento, spesso adattata al gusto dell’arte contemporanea e alle richieste dei committenti.

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Si indica con questa espressione una rappresentazione umana priva di connotazioni fisiognomiche reali, e quindi di fatto astratta e idealizzata. Appartengono a questo gruppo le immagini di divinità del periodo classico.

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Nipote di Luca, fu suo allievo e continuatore nella celebre e prolifica bottega fiorentina di terrecotte invetriate. Sensibile alla lezione del Verrocchio, passò dal classicismo di Luca a un gusto più esteriore per gli effetti pittorici, ottenuti con la brillantezza dei colori. A partire dall’ultimo decennio del Quattrocento il numero crescente di commesse indusse Andrea ad avvalersi sempre più di collaboratori, tra i qua-li i cinque figli: da questa data in poi la produzione della sua bottega assume sovente caratteristiche decorative convenzionali. Tra le sue opere più celebri si ricordano i Putti posti nel portico dell’ospedale degli Innocenti a Firenze (1463) e i rilievi nel santuario de La Verna. V. maiolica.

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Tipo di decorazione rustica dei giardini, realizzata mediante l’imitazione di elementi naturali quali incrostazioni di conchiglie, rocce, grotte, stalattiti ecc. Agli inizi del XVIII secolo, grazie soprattutto alle incisioni e ai disegni di Juste-Aurèle Meissonnier, l’uso di tali elementi, unitamente al gusto per l’asimmetria, si estese ai vari set-tori dell’architettura e delle arti minori contribuendo alla definizione dello stile rococò.

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corona del Filza di grani o nodi di materiale diverso, la corona viene utilizzata per la preghiera in onore della Vergine Maria, consistente nella recita di quindici decine di Ave Maria intercalate da un Padre Nostro e un Gloria. Nella forma più diffusa si divide in cinquanta grani intervallati in sezioni di dieci e con un prolungamento al quale è appesa una croce.

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Singolare pittore del Seicento fiorentino, colto e aggiornato, educatosi al-la bottega del Dandini, la sua opera ha potuto acquisire più concreta fisionomia grazie all’attribuzione di un gruppo omogeneo di dipinti, già attribuiti a Sigismondo Coccapani. Fu pittore di soggetti religiosi e di storia. Tra le opere giovanili si ricorda l’Autoritratto attualmente agli Uffizi: la preparazione scura della tavola e i toni gelidi degli incarnati tradiscono l’influenza del maestro. Successivamente ne riceve anche aspetti di derivazione cortonesca, come negli Angeli posti sopra agli organi della Santissima Annunziata a Firenze (1677). È attivo anche a Prato e per l’arazzeria fiorentina (1681-1683). Fu maestro di Alessandro Gherardini.

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Formatosi presso la bottega di Neri di Bicci, elabora un personale linguaggio artistico non privo degli influssi di Benozzo Gozzoli e Baldovinetti. Operoso nella città natale, dove, tra i molti interventi, si ricordano gli affreschi per la cappella del Miracolo in Sant’Ambrogio (1485-1486), lavora anche a Roma, dove partecipa alla decorazione degli affreschi delle pareti laterali della Cappella Sistina (1481). Nella sua bottega si formano alcuni dei protagonisti dell’ultimo Quattrocento fiorentino come Piero di Cosimo e Fra Bartolomeo.

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Fratello di Bernardo fu suo collaboratore a Firenze e a Forlì, quindi ne ereditò la bottega alla morte. Del 1456 è la sua prima opera indipendente, il Busto di Giovanni Chellini, oggi al Victoria & Albert Museum di Londra. Nella realizzazione di altari e tombe segue soluzioni compositive nelle quali la struttura spaziale raggiunge monumentale unità, ed equilibrio tra le parti in scultura, architettura e, non di rado, pittura. Dell’autore si ricorda il Monumento al cardinale di Portogallo (San Miniato al Monte, Firenze), il pulpito del Duomo di Prato (1473), la tomba di Maria d’Aragona (Sant’Anna dei Lombardi, Napoli, 1475 ca.).

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Architetto e scultore fu discepolo e collaboratore di Leon Battista Alberti. Legò il proprio nome all’attività di capomastro della fabbrica di San Pietro e alla sistemazione dell’antico borgo di Corsignano, che prese il nome di Pienza da Papa Pio II Piccolomini il quale ne commissionò al Nostro la riorganizzazione urbanistica. Dell’autore ricordiamo anche la tomba di Leonardo Bruni in Santa Croce a Firenze (1446-1447), la cui soluzione compositiva avrà grande fortuna nel genere dei monumenti funerari.

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Seducente pittore allievo di Lorenzo Monaco, trasmise e diffuse, nel corso del pieno Quattrocento fiorentino, la grazia formale e il gusto dei particolari propri del linguaggio gotico. Sua, ad esempio, l’Incoronazione di Maria (Galleria dell’Accademia, Firenze).

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Nome della più comune forma di supporto per scrittura in uso nella civiltà antica, orientale e occidentale, costituita generalmente da sezioni, per lo più regolari, di vario materiale (seta, papiro, pergamena), incollate o cucite tra loro, e arrotolate, oppure avvolte, intorno a un piccolo cilindro di legno, di osso o di avorio, con due estremità sporgenti, a forma di pomelli.

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Architetto fiorentino alla corte degli ultimi Medici, godeva di larga fama nella città natale. Tra i molti e significativi interventi realizzati per la città di Firenze si ricordano le facciate della chiesa di San Firenze (1715) e dell’oratorio di San Filippo Neri (1725), il rifacimento della chiesa di Santa Felicita (1736) e il campanile di San Lorenzo nonché a Empoli l’interno della collegiata. Pubblicò nel 1722 una raccolta che illustrava i modelli architettonici all’epoca più accreditati della città.

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