Intreccio delle lettere greche x (chì) e p (rho), iniziali della parola greca “Christòs”, cioè Cristo; oppure delle iniziali di ixtus (pesce) e xpistos (Cristo), due termini che al tempo stesso erano simboli convenzionali dei cristiani, in uso a partire dal ii secolo. La sigla può anche essere formata dalle lettere latine i, h e s, a volte sormontate dalla croce, ad indicare l’espressione: «(vincerai) con questo segno», con riferimento alla croce sovrastante. M. bernardiano (da San Bernardo di Chiaravalle): insieme delle tre lettere ihs racchiuse entro un disco solare raggiante.
Pittore fiorentino, fu allievo a Firenze di Pesellino e Filippo Lippi. Artista operante, in toni minori, sulla scia dei propri maestri, la sua opera risente anche dell’influenza di Domenico Veneziano e palesa la sperimentazione di soluzioni di compromesso tra tradizione e novità. Nelle opere tarde la qualità dei lavori giovanili lascia il posto a una insistita ricerca di movimento e a un classicismo talvolta pedante e ripetitivo. Dell’autore si ricorda l’Incoronazione della Vergine eseguita per la chiesa di Santa Maria in Fossabanda, attualmente presso le Muséè des Beaux Arts di Digione.
Lavoro di trama a nodi intrecciati, nato in Arabia, usato per decorare nell’arredamento e nell’abbigliamento. V. tessuto.
Il tema iconografico, diffuso soprattutto nell’arte tedesca, trova origine nelle Fiandre verso la fine del xv secolo (un’incisione dedicata a Carlo v, pubblicata ad Anversa nel 1509, raffigura la Madonna con le sette spade disposte a ventaglio, allusive ai sette dolori da lei patiti); esso si diffuse rapidamente nelle regioni renane, quindi nell’occidente cristiano.
L’iconografia bizantina della Madonna ieratica e frontale, con in braccio il Bambino vestito e benedicente, in pie-di e di spalle alla Madre, è presente in Occidente già dall’vii secolo. Intorno al xiv secolo si affermano invece tipologie che sottolineano l’aspetto terreno e intimo del rapporto tra la Madre e il Figlio, i cui vari atteggiamenti ed attributi identificano differenti tipi iconografici. Uno di questi è quello della Madonna del latte: i primi esempi, di derivazione orientale, si affermano intorno al xii secolo, ma tale rappresentazione conosce ampia diffusione in Occidente soprattutto fra il Quattro e il Cinquecento: la Madre è in posizione eretta, con il capo reclinato verso il Figlio, che tiene in braccio. Il Figlio succhia il latte dal seno che pudicamente fa capolino dalla tunica della Madre. La ripresa della devozione alla Vergine ad opera soprattutto degli ordini mendicanti ha favorito la produzione di molte tavole con questo soggetto.
Il tema deriva da quello della Madonna della Misericordia. La complessa storia del rosario è intimamente legata all’ordine domenicano e giustifica l’origine domenicana di tale iconografia, che ebbe grande diffusione nel xvii secolo
Questo anonimo artista fiorentino deriva il nome dalla Croce dipinta del Museo del Bigallo a Firenze, presumibilmente databile intorno al 1244, nella quale manifesta un incisivo grafismo, prossimo ai modi di Berlinghiero e della scuola lucchese. Nella produzione più tarda è più evidente un accentuato plasticismo che richiama quello di Giunta Pisano oltre a un più ampio respiro spaziale di estrazione fiorentina.
Maestro fiorentino operante tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, rivela l’appartenenza a quella corrente estrosa inaugurata a Firenze dallo Starnina, del quale il pittore riprende i modi e i toni, in varianti talvolta più grossolane e semplificate. La sua personalità è stata ricostruita dal-la critica a partire dal dipinto su tavola proveniente dalla chiesa di San Donato a Borgo alla Collina raffigurante una Madonna col Bambino e santi datato 1423 (ora presso Castel San Niccolò ad Arezzo).
Anonimo pittore, formatosi accanto a Domenico Ghirlandaio, deve il nome convenzionale a un gruppo di cinque dipinti ora alla Badia di Santa Reparata al Borgo presso Marradi, nucleo centrale del corpus delle sue opere. Pur mostrando un costante aggiornamento sulle novità fiorentine del suo tempo, la sua produzione testimonia l’inclinazione a perpetrare schemi figurativi e modelli del passato. Tra le sue opere ricordiamo la Madonna col Bambino e santi di Marradi, (1498).
Il nome è tratto dall’opera più importante e significativa di questa ignota personalità artistica, ovvero gli affreschi, datati 1462, raffiguranti le Storie della beata Giovanna in San Giovanni Battista a Signa. Il pittore risulta attivo nella periferia fiorentina intorno e dopo la metà del xv secolo, distinguendosi per uno stile schietto e popolaresco. Probabile allievo di Bicci di Lorenzo, cresciuto artisticamente a fianco di Neri di Bicci, sa cogliere con sagace eclettismo le novità rinascimentali portate da Beato Angelico e Domenico Veneziano che traduce con agilità in un linguaggio dialettale e accattivante.
Maestro di Tavarnelle o dei Cassoni Campana (attivo tra la fine del secolo xv e i primi decenni del secolo xvi) Anonimo pittore ghirlandaiesco, deriva il nome dal dipinto che rappresenta una Sacra Conversazione (Museo d’arte sacra, Tavarnelle Val di Pesa). L’identità dell’artista è a tutt’oggi discussa, così come l’attribuzione delle sue opere, nella quale si è concordi solo su pochi dipinti; tra questi è la pala con i Santi Antonio Abate, Sebastiano e Rocco (Museo d’arte sacra, San Casciano Val di Pesa) e i Cassoni della collezione Campana.
Anonimo pittore, identificato con un seguace di Maso; il nome convenzionale gli deriva dagli affreschi con Storie di Tobia nell’oratorio della Compagnia del Bigallo a Firenze.
Immatricolatosi come argentiere nel 1768, già dal 1741 e fino al 1780 è documentato nella Compagnia di sant’Eligio degli orafi. Eredita probabilmente la bottega di Adriano Haffner alla morte di quest’ultimo (1768), prendendo a lavorare con sé Gaspero Arnetoli, già suo collaboratore presso l’Haffner. Il sodalizio tra i due artisti li portò ad adottare il punzone con le lettere m. a., iniziali dei loro cognomi, in campo rettangolare. Ricoprì la carica di saggiatore negli anni 1773-1774.
Tecnica di smaltatura applicata alla ceramica che impiega una vernice a base di silicato di potassio, ossido di piombo e stagno. Applicato lo smalto si procede alla decorazione dell’oggetto con colori a base di ossidi metallici e, infine, all’applicazione di una coperta vetrosa che conferisce lucentezza all’oggetto. Dopo la cottura viene applicato il cosiddetto lustro, un pigmento che determina un caratteristico riflesso metallico. La m. consente l’uso di pochi colori per la difficoltà della loro resistenza alla cottura.
Insegna liturgica, costituita da una striscia di tessuto, nello stesso colore della pianeta, che veniva portata dal sacerdote nel corso della Messa, pendente da entrambe le parti, sul braccio sinistro.
Sopravveste a ruota senza maniche, indossata sulle spalle come rifinitura e in pendant dell’abito.
Piccola veste senza maniche che cade fino alle ginocchia. È portata dai cardinali, dai vescovi, dagli abati e dagli altri dignitari ai quali è stata concessa. Si intende anche le tende rettangolari, spesso riccamente lavorate e preziose, destinate a coprire la sacra immagine della Madonna di Impruneta, funzione che ha determinato l’appellativo di m. a tali paramenti, attestata anche nel santuario della Santissima Annunziata a Firenze.
Piccolo panno in lino bianco, di forma rettangolare, con il quale il sacerdote, durante la Messa, si asciuga le mani.
Imperatore romano dal 161 al 180 d.C. Di famiglia senatoria e imparentato con Antonino Pio (v.) – di cui sposò successivamente la figlia, FaustinaMinore (v.) – fu da questi adottato per volere di Adriano (v.) insieme con Lucio Vero. Il suo impero, segnato dalla crescente pressione delle popolazioni barbariche e dalla necessità di continue spedizioni militari, che lo videro spesso impegnato in prima persona, fu improntato al buon governo in campo fiscale, amministrativo e giuridico. L’imperatore, come testimonia anche un’opera letteraria giuntaci a suo nome, i Colloqui con se stesso, cercò di adeguarsi alla figura del principe giusto teorizzata dai filosofi stoici di cui era seguace.
In riferimento a stoffa, seta, carta, legno ed anche metalli si intende un tipo di prodotto la cui lavorazione (marezzatura) sortisce un effetto decorativo variegato con linee sinuose a forma di onde marine.
Lavorazione del tessuto ad onda che ne comporta l’effetto marezzato, ovvero cangiante, proprio dei broccati. V. tessuto; broccato.
Fu a capo di un’operosa bottega fiorentina sul Ponte Vecchio nella quale lavorarono, tra i tanti, anche il figlio Gaspero, Angiolo Labardi, Giuseppedi Andrea Navarri. È ricordato per aver ripulito il reliquiario di San Domenico nella chiesa fiorentina di Santa Maria Novella, nel 1709; per la stessa chiesa eseguì molti lavori tra il 1720 ed il 1739.
Il tema, ampiamente rappresentato fino al xiii secolo, veniva a sostituire l’immagine della Resurrezione, soggetto che acquista importanza in epoca successiva. L’episodio è descritto in tutti e quattro i Vangeli, secondo i quali alcune donne, definite in numero di tre dalla tradizione iconografica, recatesi al sepolcro di Gesù di primo mattino e trovata la tomba aperta e vuota, vennero invitate da un angelo a portare agli apostoli la notizia della resurrezione di Cristo. La scena è ambientata all’aperto, sullo sfondo la città di Gerusalemme; la tomba è rappresentata come una cripta nella roccia, più spesso tuttavia come sarcofago in pietra. Soldati romani, spesso dormienti, possono trovarsi intorno a questa, mentre sopra è una figura vestita di bianco, rappresentata come angelo.
Rocciametamorfica composta prevalentemente da carbonato di calcio, utilizzata per la realizzazione di opere scultoree e architettoniche. Oltre al marmo bianco, traslucido e splendente, presente sia in Grecia che in Italia – soprattutto sulle Alpi Apuane, dove si estraeva il marmo lunense e il marmo arabescato, con venature grigio scuro – esistono numerose varietà di marmi colorati, fra cui si possono ricordare il giallo antico, estratto in Africa e caratterizzato dal colore giallo con venature dal giallo scuro al rosso al bruno, il nero antico, sempre di origine africana, compatto e di colore scuro, il portasanta, proveniente dall’Oriente, di colore rosa con venature scure, la serpentina moschinata, di colore verde.
Simbolo araldico del dominio fiorentino, costituito da un leone che con la branca destra alzata sostiene lo scudo con il giglio di Firenze.
Pittore ancora in parte legato al gusto gotico, non è insensibile alle rivoluzionarie teorie prospettiche del Quattrocento. Non si conosce è la sua produzione anteriore al 1423; al 1425 risale la collaborazione dell’artista con Masaccio per la realizzazione della Sant’Anna degli Uffizi e degli affreschi della cappella Brancacci nella chiesa del Carmine a Firenze, opere entrambe continuate da Masaccio, quando, nel settembre del 1425, Masolino vie-ne chiamato alla corte di Ungheria. Del 1428 sono gli affreschi nella cappella di santa Caterina in San Clemente a Roma; nel 1435, a Castiglione Olona (Varese), decora la volta della collegiata con Storie della Vergine e il battistero con le Storie del Battista, proponendo suggestioni luminose che sembrano preludere a Domenico Veneziano, pur permanendo, il gusto incantato della favola medioevale.
Forma in negativo di un oggetto, spesso in legno o in gesso, da cui possono essere tratte numerose copie. Con questo sistema venivano realizzati in serie nel mondo antico diversi tipi di manufatti artigianali, ad esempio lucerne ed ex voto (v.),ma anche urne funerarie (v. urna).
Originariamente riferito alla tomba monumentale diMausolo, satrapo della Caria, realizzata ad Alicarnasso nella prima metà del iv secolo a.C., il termine è venuto successivamente ad indicare, per estensione, qualsiasi monumento funerario di grandi proporzioni, eretto anche con l’intento di celebrare la figura del defunto.
Bastone di notevole consistenza, recante sulla sommità insegna di grado o altri simboli iconografici, impugnato in particolari cerimonie e nel corso di processioni rituali. Cfr. Insegna.
Argentiere presso la bottega di Pietro Ligi, quindi a capo della bottega fiorentina all’insegna del Gallo, una delle più attive del suo tempo, dell’intensa e documentata attività dell’autore ricordiamo un raffinato ostensorio in argento, con raggiera e cherubini dorati, del 1727, eseguito in collaborazione con Domenico Cianfogni, con il quale, tra 1734 e 1747, anno della morte del Nostro, realizzarono anche un turibolo e una navicella per l’Opera della pieve di San Pietro a Figline di Prato.
Nella mitologia greca, le Gorgoni erano tre sorelle figlie di divinità marine abitanti dell’estremo Occidente, di cui solo l’ultima,Medusa, era mortale. Il loro aspetto mostruoso, caratterizzato da zanne di cinghiale e da una capigliatura composta da serpenti, era capace di tramutare in pietra chiunque le guardasse. L’eroe Perseo, con l’aiuto di Atena (v.), si avvicinò a Medusa osservandola nel riflesso del proprio scudo e grazie a questo stratagemma riuscì ad affrontarla e a ucciderla tagliandole la testa. L’immagine della testa di Medusa, considerata capace di allontanare gli influssi negativi, era utilizzata nell’arte antica per decorare vasi ed edifici, e orna l’egida di Atena.
Pittore eclettico, gli inizi della sua carriera lo vedono impegnato nella realizzazione delle miniature del Libro dei Leoni (1633-1634). Si recò a Roma quando Fabio Chigi, suo sostenitore, divenne Papa con il nome di Alesandro VIII. Nella città papale si iscrisse nel 1657 all’Accademia di San Luca; gli scarsi documenti pervenuti consentono tuttavia di individuarlo tra gli artisti senesi più significativi del suo tempo. Aggiornato sui modi di Mattia Preti, la sua opera si rivolge ad un classicismo dalla tenera luminosità che risente del Reni e delle riflessioni luministiche di Bernini, ma palesa anche l’interesse per la contemporanea cultura veneta. Dell’autore si ricorda il San Girolamo nel deserto, del 1671, conservato presso l’Opera del Duomo di Siena, e le numerose acqueforti.
Pittore fiorentino, prese parte alla battaglia di Montaperti (1260). Opera chiave per la ricostruzione della sua attività è il dossale firmato e datato 1271, raffigurante Cristo benedicente fra san Pietro, la Vergine, san Giovanni Evangelista e san Paolo (Galleria degli Uffizi, Firenze) caratterizzato da un elegante gusto decorativo, incisività espressiva e una marcata impronta bizantina. Ancora di controversa attribuzione il corpus delle sue opere.
Elemento architettonico di varia forma, aggettante da una parete, che sostiene travi e cornici.
Orafo raffinato, nato a Bologna, immatricolato nell’Arte di Por Santa Maria a Firenze, è a capo di una fiorente bottega sul Ponte Vecchio. Esegue importanti e numerose commissioni per la corte medicea. Il suo stile raffinato si caratterizza per le eleganti sintesi tra ricchezza decorativa ed impianto formale. Tra le poche opere certe ricordiamo soltanto il Reliquiario della Croce, presso la basilica di Santa Maria a Impruneta (1620).
Recipiente con beccuccio che veniva utilizzato nelle liturgie solenni per la lavanda delle mani insieme ad un piatto fondo, detto bacile.
Uno dei sei libri liturgici che contiene tutti i testi necessari per la celebrazione delle liturgie e delle celebrazioni dell’anno; contiene le orazioni del sacerdote, sia quelle fisse che quelle variabili.
Mestolo battesimale Strumento, solitamente in argento e preziosamente decorato, costituito da una parte terminale a scodella e spesso munito d’un lungo manico. Viene utilizzato dal sacerdote per raccogliere l’acqua santa con la quale amministrare il battesimo.
Architetto e scultore allievo di Ghiberti e collaboratore di Donatello, è prosecutore della lezione brunelleschiana attraverso l’elaborazione di un elegante accordo tra il misurato gotico fiorentino e la ricerca di nitide impostazioni spaziali ispirate all’antico; tra i suoi più noti progetti ricordiamo il complesso di San Marco (1436-1443) e palazzo Medici Riccardi a Firenze e le ville medicee di Cafaggiolo (post 1451) e Careggi (1457 circa).
Arte di illustrare e decorare graficamente testi manoscritti (“miniare”, che significa colorire in rosso, deriva dalla parola minium con la quale nel Medioevo si indicava il cinabro o solfuro di mercurio, di colore rosso vivo, usato per dipingere le iniziali degli antichi codici). Per estensione si intende qualsiasi dipinto di piccolo forma-to eseguito con minuzia di particolari. La pittura, su carta o pergamena, opportunamente trattata per accogliere i pigmenti, si eseguiva in modo più o meno complesso, secondo l’evolversi degli stili e la maggiore o minore disponibilità dei colori. La lucidatura finale, con gomma arabica e albume, conferiva al lavoro una patina brillante, destinata ad abbellire la pittura, ma anche a proteggere la delicatezza del materiale. La parte ornamentale di un libro miniato che può trovarsi in una collocazione autonoma rispetto al testo, disposta lungo i margini della pagina, più spesso è legata alle lettere iniziali, che possono essere decorate, arricchite da fregi fogliacei o da motivi geometrici, o istoriate, al cui interno sono dipinte immagini figurate. V. codice.
Scultore allievo di Antonio Rossellino e di Desiderio da Settignano, è inizialmente attivo come ritrattista a Firenze, Roma e Napoli. Tornato a Firenze prosegue l’attività impiegandosi anche nella scultura funeraria. Quindi è a Volterra, Prato, dove esegue le sculture per il pulpito del duomo di Antonio Rossellino, e a Roma. Artista eclettico interpreta con grazia gli ideali umanistici del Rossellino.
Uno dei sei libri liturgici che contiene tutti i testi necessari per la celebrazione delle liturgie e delle celebrazioni dell’anno; contiene le orazioni del sacerdote, sia quelle fisse che quelle variabili
Copricapo liturgico, proprio del vescovo e di alcuni abati, indossato durante le processioni, alla cattedra episcopale, durante una benedizione solenne o altre azioni importanti. È costituito dalle due cornua, parti piatte, a forma di scudo (di fronte e dietro) e da due larghi nastri ricadenti sulle spalle (vittae).
Appreso il disegno dallo scultore Foggini, si dedicò quasi esclusivamente all’incisione riproduttiva, dimostrando notevole perizia nell’uso del bulino. La sua produzione comprende soggetti religiosi, mitologici e storici, di vedute e scene di genere. Tra gli autori riprodotti compaiono Andrea del Sarto, Tiziano, Veronese, lo Schiavone, Pal-ma il Giovane, Guercino, Van Dyck.
Edificio organizzato autonomamente dove abitano monaci, canonici regolari o monache appartenenti a un determinato ordine religioso.
Unione o intreccio di due o più lettere.M. di Cristo: Intreccio delle lettere greche x (chì) e p (rho), iniziali della parola greca Christòs, cioè Cristo; oppure delle iniziali di ixtus (pesce) e xpistos (Cristo), due termini che al tempo stesso erano simboli convenzionali dei cristiani, in uso a partire dal ii secolo. La sigla può anche essere formata dalle lettere latine i, h e s, a volte sormontate dalla croce, ad indicare l’espressione: «(vincerai) con questo segno», con riferimento alla croce sovrastante. M. francescano è detto quello che fece incidere San Bernardino da Siena (Massa Marittima 1380 L’Aquila 1444), che fu banditore della devozione al santo nome di Gesù, e divenne uno dei principali propugnatori della riforma dei francescani osservanti in seno all’ordine. Tale m. presentava le lettere i, h e s, circondate da un disco solare raggiante, che il sacerdote faceva incidere su tavolette di legno, che dava a baciare al pubblico dei fedeli
Pittore vicino alla bottega di Jacopo Vignali, dalla maniera di morbida e ambigua sensualità. Delle poche opere note la Madonna con santa Caterina, santa Maddalena e una donna, nella Badia Fiesolana, che presenta una data mutila (164?), è l’unico punto fermo nella sua cronologia.
Pittore fiorentino, della sua attività, scarsamente documentata, si ricordano le Storie di santa Verdiana dipinte nelle dieci cupolette delle navate laterali della omonima chiesa fiorentina ed eseguite insieme a Camillo Sagrestani e Ranieri del Pace (1715) e l’affresco con Cristo che scende dalla Croce, invocato dalla Vergine per consolare i condannati, nella nicchia del tabernacolo sito in Borgo la Croce n. 13 a Firenze (1714)
Nella letteratura apocrifa e nella Legenda Aurea (secolo xiii) compaiono differenti versioni dell’episodio, già attestate a partire dal iv secolo. Tra le più diffuse ricordiamo: l’annuncio, in cui compare un angelo che consegna la Palma del Paradiso a Maria, annunciandole la morte dopo tre giorni; la Comunione, amministrata alla Vergine da san Giovanni Evangelista, o da Cristo, tra i temi più ricorrenti nel periodo della Controriforma; la Dormitio: ispirata ad una lezione della leggenda che vuole che la Vergine non fosse morta, ma addormentata nei tre giorni precedenti la sua resurrezione. La scena può sovrapporsi a quella dell’Assunzione della Vergine.
Tecnica artistica consistente nella realizzazione di opere figurative attraverso l’accostamento di piccoli cubetti, detti tessere (soprattutto in pietra ma anche in altri materiali), posti su una superficie piana (sia pavimenti che superfici murarie) e fissati con calce. La tecnica subì notevoli variazioni fra il iv secolo a.C. ed il iv secolo d.C., che interessarono sia gli aspetti tecnici – forma e misure delle tessere, materiali, preparazione delle superfici – sia quelli prettamente figurativi.
Muro (alto o basso) nel quale sono inserite con cadenza regolare fontane o fontanelle, in alcuni casi collegato anche ad antichi impianti di irrigazione.
Figlie di Zeus (v.) e di Mnemosine, personificazione della memoria, le nove Muse sono le divinità, collegate ad Apollo (v.), che presiedono al pensiero in tutte le sue forme: dispensano in dono agli uomini la saggezza, l’eloquenza, l’ispirazione poetica, proteggono la musica, il teatro, il canto, la poesia, l’astronomia.
Pittore di origine svedese assai apprezzato presso la corte medicea di Firenze; tra le sue produzioni ricordiamo soltanto il ritratto imprunetino di Maria Teresa d’Austria con il figlio Giuseppe.