Contenitore per la consumazione di liquidi, caratterizzato da una vasca piuttosto profonda e da due anse impostate verticalmente in genere sopraelevate rispetto all’orlo, spesso associato al vino e a Dioniso (v.), di cui è uno degli attributi.
Forma vascolare originariamente legata al consumo del vino, che in essa veniva mescolato con acqua in occasione del simposio. In epoca ellenistica in Etruria, e soprattutto a Volterra e nel suo territorio, si diffondono kelebai espressamente prodotte per essere utilizzate come cinerario (v.).
In greco, il termine può indicare sia un pesce di grandi dimensioni sia un mostro marino.
In greco ‘fanciulla’. Nel linguaggio archeologico, si designa in genere con questo termine un tipo scultoreo diffuso in Grecia dalla metà del vii secolo a.C. Fino all’inizio del v secolo a.C., rappresentante una giovane donna in posa rigidamente frontale, con i piedi uniti e le braccia disposte lungo i fianchi oppure con un braccio proteso in gesto di offerta, vestita di peplo (v.) oppure di chitone e himation (v.).
Gioco di abilità di origine siciliana, ma diffuso anche in Grecia e in Italia fra gli Etruschi e le popolazioni indigene del Meridione, consistente nel colpire un bersaglio, in genere un piattello in bronzo posto in bilico sulla sommità di un’asta, con una goccia di vino lanciata con l’ausilio di una coppa a due manici, la kylix (v.).
Forma vascolare per liquidi, caratterizzata da una vasca aperta di forma troncoconica e da una sola ansa in genere sopraelevata rispetto all’orlo.
Forma vascolare per il consumo del vino, legata al simposio, caratterizzata da una vascamolto espansama bassa, provvista di due anse orizzontali impostate poco sotto l’orlo e in genere sostenuta da un alto piede a tromba.