Il Vangelo di Giovanni attribuisce l’espressione «Ecce Homo» (Ecco l’uomo), a Ponzio Pilato, quando presenta Gesù agli ebrei, dopo che questo è stato flagellato e schernito dai soldati. Il tema, poco frequente prima del Rinascimento, conosce diverse varianti iconografiche, ma in tutte Cristo reca con sé gli attributi della corona di spine e del mantello color porpora.
Eroe attico, dalle sembianze di un contadino, apparve sul campo di battaglia diMaratona, seminando la morte nelle schiere persiane per poi scomparire misteriosamente.
Piccolo edificio, indipendente o parte di un complesso maggiore, a forma di tempietto o di tabernacolo, che accoglie una statua o un'immagine sacra.
La scena rappresenta il versamento di sangue dalle ferite inferte al Crocifisso, più raramente la fuoriuscita di sangue dalla pisside, a indicare l’avvenuto miracolo della transustanziazione.
Il termine deriva dal greco aighìs, che significa ‘pelle di capra’, e indica sia lo scudo di Zeus (v.), coperto appunto dalla pelle della capra Amaltea che lo aveva allattato da bambino, sia la corta corazza che Atena (v.) porta sul petto, ornata dalla testa di Medusa (v.) e da serpenti.
Il termine latino viene usato per indicare un’iscrizione celebrativa, redatta in prosa o in versi, delle gesta di un personaggio, onore in genere tributato dopo lamortema talvolta anche a persone viventi. Poteva accompagnare un’immagine scultorea del personaggio celebrato.
Prolifico pittore e disegnatore, di famiglia empolese, fu seguace di Santi di Tito. Sostenitore di una riforma antimanierista, sulle direttive del Concilio di Trento, fu profondamente legato ad Andrea del Sarto e al conterraneo Pontormo. La sua produzione spazia dai soggetti sacri a quelli profani ai molti ritratti.
Elemento del vestiario femminile, composto da una rigida sopravveste ornata, attributo di alcune divinità, come l’Afrodite (v.) venerata ad Afrodisia e l’Artemide (v.) di Efeso.
Filosofo greco, fondò una scuola che da lui prese nome, prima a Mitilene e a Lampsaco e successivamente ad Atene, in cui era consentito l’accesso anche a donne e schiavi. Il suo insegnamento, giuntoci attraverso lettere, frammenti delle sue opere restituiti dalla Villa dei Papiri di Ercolano, e compendi successivi, predicava una dottrina della natura di tipo materialistico, che spiegava i fenomeni fisici in base alla dottrina degli atomima soprattutto, sul piano etico, la distinzione fra piaceri necessari e piaceri superflui e la pratica della filosofia per il raggiungimento della felicità attraverso la liberazione dalle passioni.
Il termine, dal greco ‘al di sopra della colonna’, indica in architettura un elemento orizzontale della trabeazione, ed è sinonimo del più comune architrave.
Figlio di Zeus (v.) e di una donna mortale, Alcmena, Eracle – corrispondente in latino ad Ercole – è forse il più importante eroe dellamitologia greca e romana, protagonista di numerosissimi miti, continuamente arricchiti dall’età piùarcaica fino alla fine del mondo antico. Il nucleo principale delle sue vicende ruota attorno al ciclo delle dodici fatiche, ma sono presenti anche altre imprese, che vedono sempre l’eroe protetto e incoraggiato da Atena (v.) e attaccato da Era,moglie di Zeus. Dopo la morte, sulla quale esistono differenti versioni nelle fonti, l’eroe fu assunto fra le divinità dell’Olimpo. Rappresentato talvolta come giovane imberbe, talvolta come uomo maturo, Eracle è contraddistinto dalle sue armi: la clava, l’arco e la leontè (v.).
Con questo nome si indica nella letteratura archeologica un edificio sacro dell’Acropoli di Atene, costruito fra il 421 ed il 407 a.C. dall’architetto Filocle per riunire diversi culti antichissimi, fra cui quelli tributati a Cecrope, Eretteo e Pandrosia, personaggi mitici legati alle origini dell’Attica. L’edificio, di ordine ionico (v. capitello e colonna), è un unicum nell’architettura sacra greca, presentando una pianta composita, con diversi accessi e ambienti su più livelli dedicati ai diversi culti, fra cui spicca per eleganza decorativa la cosiddetta Loggia delle Cariatidi (v. cariatide).
Tipo scultoreo composto da un pilastrino, spesso con la rappresentazione dei genitali maschili, sormontato da una testa di Ermes (v.), posto in Grecia a protezione di incroci, strade, proprietà. In epoca romana, si diffusero erme con ritratti di personaggi proposti come modello di vita – poeti, filosofi, condottieri – che ebbero grande diffusione come elementi decorativi di abitazioni e giardini.
Filosofo greco, fu discepolo e successore di Epicuro (v.) alla guida della sua scuola filosofica.
Figlio di Zeus (v.) e di Maia, corrispondente a Mercurio nel mondo romano e a Turms nel mondo etrusco. Era considerato il dio protettore dei commerci, dei viaggiatori e dei pastori, ma aveva anche la funzione di accompagnare negli Inferi le anime dei trapassati. Era rappresentato sia come fanciullo che come uomo maturo barbato; suoi attributi sono il caduceo, ovvero il bastone da araldo terminante in alto con l’immagine di due serpenti intrecciati, ed i calzari alati.
Storico originario della Ionia, fuggì dalla patria in seguito ad una rivolta contro il tiranno di Alicarnasso, e viaggiò a lungo visitando Egitto, Mesopotamia, Macedonia, Grecia, prima di trasferirsi a Turi inMagna Grecia. Scrisse le Storie, in nove libri, che narrano le vicende della lotta deiGreci per la libertà contro l’invasione persiana. Per la sua intenzione di attenersi ai fatti osservati personalmente o riferiti da testimoni affidabili viene considerato il fondatore del metodo storiografico, perfezionato successivamente da Tucidide. Nei suoi scritti emerge un vasto interesse etnografico per gli usi e le consuetudini delle popolazioni non greche.
Divinità greca dell’amore, corrispondente a Roma a Cupido o Amore. I miti relativi alla sua nascita sono estremamente numerosi, e ne fanno ora una potenza naturale precedente agli dei dell’Olimpo, figlio del Caos primordiale o della Notte, ora il figlio di Afrodite (v.), concepito da Ermes o da Ares (v.). Colpisce con i suoi strali eroi e mortali, facendosi spesso beffe di loro e inducendoli ad amori infelici o impossibili. Nell’iconografia, è rappresentato come un bambino, o come un adolescente, spesso alato, armato di arco e frecce, oppure di una fiaccola con cui infiamma i cuori. In epoca ellenistica e romana all’immagine di Eros come singola divinità si va sostituendo una schiera di amorini o eroti, spesso rappresentati collettivamente nel corteggio di Afrodite o con le armi di Ares.
Termine iberico che designa una particolare tecnica tipica dell’arte spagnola di utilizzare le foglie di oro zecchino e lacche di vari colori per imitare l’effetto dei preziosi tessuti damascati e broccati.
Simbolo Immagine che allude all’eucarestia, mistero, sacrificio e sacramento istituito da Gesù nell’Ultima Cena, consacrando il pane e il vino. Essa suggella l’intima unione dei fedeli con Gesù Cristo. I simboli dell’eucarestia sono le spighe e i grappoli d’uva, il pellicano e due cervi, ma anche la croce, il cuore di Cristo da cui sgorgano sangue ed acqua, l’angelo della Resurrezione, il calice e l’ostia.
Tragediografo greco, numerosi sono gli aneddoti riferiti alla sua vita, spesso frutto della speculazione biografica successiva e da non ritenere autentici. Della sua produzione ci restano diciassette tragedie, che testimoniano l’intensa opera di innovazione delle strutture del dramma attico nel segno della sperimentazione tecnica e della spettacolarizzazione della messa in scena da un lato, dell’indagine sull’uomo, sul suo spessore emotivo e sulla sua complessità dall’altra. Queste scelte, costituendo una rottura con la precedente tradizione, gli attirarono numerose critiche, tanto da indurre Aristofane a ridicolizzarlo inserendolo come personaggio in alcune delle sue commedie.
Nella mitologia greca, una delle Muse (v.), protettrice del flauto; il suo nome significa ‘colei che rallegra’.
Simboli Nell’iconografia cristiana primitiva i quattro evangelisti sono raffigurati come creature alate e con protomi animali. San Girolamo (fine iv secolo) giustifica l’accostamento degli animali agli autori dei Vangeli: Matteo è rappresentato da un angelo perché il suo Vangelo inizia con l’Incarnazione; Marco è un leone perché esordisce con la figura del Battista che «grida nel deserto» con voce potente come quella del leone; Giovanni è rappresentato dall’l’aquila, l’uccello che vola più in alto nel cielo, perché la sua visione di Dio è la più diretta; Luca infine con il toro, animale sacrificale, perché il suo Vangelo inizia con il sacrificio del sacerdote Zaccaria. Con il Rinascimento gli animali e l’angelo continuarono ad essere rappresentati soltanto come semplici attributi. Attributi secondari di tutti e quattro i santi sono il libro ed il cartiglio.
Autori, secondo la tradizione, dei quattro Vangeli contenuti nel Nuovo Testamento, le vite dei quattro evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni so-no narrate nella Legenda Aurea (XIII secolo). Già considerati dall’epoca bizantina e alto medioevale figure fondamentali della Chiesa, erano rappresentati intenti nella redazione dei Vangeli, oppure in piedi, recanti il libro o il cartiglio e ciascuno il proprio attributo distintivo.
Con questa espressione latina, entrata anche nella lingua italiana, si indica un dono offerto ad una divinità, letteralmente a seguito del compimento di una richiesta o di una preghiera.