(Firenze 1551-1640) Nato e vissuto a Firenze, deve il suo nome al luogo di origine della sua famiglia. Fu allievo di Maso da San Friano, ma guardò con interesse al pittore e architetto toscano Santi di Tito nel sostenere una riforma antimanierista, sulle direttive del Concilio di Trento. La sua opera risente dell’influenza dei grandi maestri del primo Cinquecento, in particolare Andrea del Sarto e Pontormo, ma testimonia l’originale capacità dell’artista di accogliere anche le novità pittoriche del XVII secolo. Famoso per le sue numerose pale d’altare, lo si ricorda anche per la produzione di soggetto profano, per le nature morte e i ritratti, fra i quali il Ritratto di giovane vedova dal-l’Art Institute di Chicago.

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Tunica bianca lunga fino al ginocchio, con ampie maniche, aperta ai lati, con due strisce color porpora ricadenti verticalmente, dette clavi. anche tonacella.

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Tessuto di antichissima origine orientale che prende il nome dalla città di Damasco, famosa per la sua produzione. Si caratterizza per l’ordito e la trama dello stesso colore, che formano disegni lucidi su fondo opaco. Può essere lanciato o broccato.

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(Firenze 1706 ca.­1740) Pittore, figlio di Piero, si distingue dal-la maniera del padre per l’aggiornamento che la sua opera testimonia sulla pittura del primo Settecento fiorentino, in particolare sugli esempi di Anton Domenico Gabbiani. Della sua feconda attività si ricorda l’ovale della tela con San Bonaventura rappresentato in abiti francescani, opera dei primi decenni del secolo XVIII (Museo di San Francesco di Greve in Chianti)

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(Firenze, 1646-1712) Pittore fecondissimo, fece proprio lo stile di Pietro da Cortona, che elaborò in narrazioni ricche di figure in movimento, aggiornandosi anche sulla pittura del Correggio. La Cupola di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi (1701) è oggi considerata il capolavoro dell’artista.

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La storia del profeta Daniele viene raccontata quasi interamente nel libro omonimo dell’Antico Testamento: denunciata al re Dario la fede di Daniele, questo è costretto, in ottemperanza a un decreto regale, ad essere gettato in una fossa con dei leoni. La figura di Daniele, salvato da Dio, che chiuse le fauci degli animali, rappresenta il Cristo resuscitato, oppure l’anima salvata perché protetta da Dio. Degli episodi della vita del profeta, quello in cui si trova nella fossa dei leoni è tra quanti hanno trovato maggiore for-tuna iconografica.

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Le testimonianze bibliche a lui relative risentono fortemente di elementi leggendari. Nella Bibbia figura come l’uomo scelto da Dio per guidare il popolo d’Israele dopo il primo regno di Saul. Personaggio di grande importanza nell’arte cristiana, rappresenta una prefigurazione di Cristo, del quale, secondo il Vangelo di Matteo, sarebbe stato un predecessore. La tradizione lo ritiene un citaredo e l’autore dei Salmi. Pastore, bandito, guerriero, uomo di stato, Davide accolse e vinse la sfida di Golia, uomo grande e forte come un gigante, il quale aveva proposto un decisivo duello tra lui e uno solo degli israeliti, il quale se avesse vinto la sfida avrebbe reso schiavi i filistei e, viceversa, se fosse stato sconfitto avrebbe reso schiavo il suo popolo. Fece di Israele un regno unito, conquistò Gerusalemme e la scelse come capitale.

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(Firenze 1778-1843) Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, fu uno degli architetti più influenti della città, dove fu eletto, nel 1801, professore di architettura; dal 1820 fu direttore delle Regie Fabbriche lorenesi. I suoi primi progetti risalgono al periodo francese e risultano influenzati dal gusto neoclassico dell’architettura dell’età napoleonica: tra questi ricordiamo quelli per gli Orti Oricellari e per il giardino Torrigiani a Firenze. Nella città, col ritorno dei Lorena, riceve numerose e prestigiose commissioni tra le quali i restauri per i locali della Dogana agli Uffizi (1815) e il progetto per la villa e il giardino di Scornio a Pistoia (1821-1827)

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(Firenze 1469-1529/30) Complessa e accattivante personalità artistica per la sua versatilità ed esuberanza, si distacca presto dagli insegnamenti del padre Andrea, scultore e ceramista, in favore di un linguaggio più eclettico e divulgativo; la sua produzione rivela anche forti suggestioni da Filippino Lippi e si contraddistingue per una insistita policromia e per gli originali repertori ornamentali. Di difficile identificazione sono le opere giovanili; della sua produzione matura si ricordano i due Angeli reggicandelabro (1515/1520) oggi presso l’Arciconfraternita della Misericordia a Firenze, provenienti dalla Badia Fiesolana, e la galleria delle sessantasei teste clipeate dei Padri della Chiesa, San-ti fondatori e Personaggi del Vecchio e del Nuovo Testamento nel chiostro dei monaci alla Certosa del Galluzzo (1523), eseguite in collaborazione con Luca Della Robbia il giovane e con Giovan Francesco Rustici. 

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Secondogenito di Andrea, scarsamente documentata risulta ad oggi la sua produzione giovanile, sebbene la critica abbia recentemente riconosciuto la sua mano nella modellazione della Madonna e santi presso San Romolo a Bivigliano (1494), nella quale anticipa nelle forme impacciate, nelle cadenze lineari e in certe minuzie decorative, esiti futuri che saranno caratteristici della sua opera. L’incontro con Savonarola avrà per l’autore fondamentale importanza tanto da portarlo a vestire l’abito domenicano con il nome di fra Mattia (1496). Della sua produzione si ricordano la pala con San Sebastiano e Sant’Antonio Abate (1505 ca.) presso Sant’Ansano (Petrignano sul Trasimeno), nella quale la conduzione grafica e nervosa delle figure costituisce un tratto tipico della sua opera, e molti gruppi plastici in terracotta, come i numerosi Presepi, tra i quali si ricorda quello presso l’Ospedale degli Innocenti a Firenze (1505 ca.). Questo tipo di produzione esprime i più spiccati caratteri di un’arte devota perché la rinuncia all’invetriatura in favore di una esecuzione policroma a freddo, oltre a risultare più economica, garantiva effetti di maggiore naturalismo. Lavorò anche a Roma e nelle Marche, dove aprì due botteghe di lavorazione della terracotta.

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Insieme al fratello Giovanni (Firenze, 1469-1529) fu tra i più noti figli di Andrea, collaboratore e continuatore dello zio Luca Della Robbia nella bottega fiorentina di terrecotte invetriate. Giovanni trascorse la sua vita in Toscana, collaborando per vari anni con il padre; di lui si ricordano i lavori, prevalentemente fregi e cornici, presso le chiese fiorentine (Santa Maria Novella) ed il fregio nella loggia dell’Ospedale del Ceppo a Pistoia con le Opere della Misericordia. Girolamo invece lasciò la bottega paterna nel 1517 e si trasferì in Francia al servizio di Francesco 1, diffondendo le possibilità espressive dell’arte robbiana su uno scenario internazionale.

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Noto come iniziatore della produzione della maiolica è interprete originale dei ritmi lineari e luminosi di Ghiberti, del plasticismo di Nanni di Banco, e dell’esperienza donatelliana. Agli inizi degli anni Quaranta del Quattrocento risalgono i primi rilievi in terracotta colorata applicati in complessi architettonici e scultorei. Della sua copiosa produzione ricordiamo, solo quali esempi, la Madonna di via dell’Agnolo, la Madonna del roseto, e la Madonna della mela oggi presso Museo del Bargello a Firenze.

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Dea greca della terra coltivata, sorella di Era e Estia, strettamente legata nel culto alla figlia Persefone. Nel mito, Persefone venne rapita da Ade, dio degli Inferi, e portata nel regno dei morti. La madre, disperata per la sua scomparsa, una volta venuta a conoscenza dell’accaduto decise di non esercitare la sua funzione divina, rendendo sterile la terra fino a che la figlia non le fosse restituita. Nonostante l’intervento diZeus (v.), Persefone non poté tuttavia tornare sulla terra, perché aveva mangiato nell’aldilà alcuni chicchi di melagrana, legandosi così al regno dei morti. Gli dei decisero dunque che Persefone avrebbe trascorso con Ade seimesi l’anno, e con lamadre i restanti sei, corrispondenti al rigoglio primaverile ed estivo della vegetazione. Il culto delle due dee, rappresentata l’una in forma matronale e l’altra come una kore (v.), era diffusissimo nel mondo greco e romano.

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La scena rappresenta Gesù che, già morto, viene messo giù dalla croce senza che gli siano state spezzate le ossa, in ottemperanza a una profezia annunciata nell’Antico Testamento e contrariamente a quanto era invece accaduto ai due ladroni. Un soldato di nome Longino, che aveva infilato una lancia nel costato di Gesù, per sincerarsi della sua morte, secondo una leggenda sarebbe stato risanato agli occhi dalle gocce di sangue sgorganti dal corpo del Salvatore. Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea, due ebrei divenuti cristiani, si recarono sul luogo della Crocifissione: issate due scale ai lati della croce, Nicodemo liberò dai chiodi il Salvatore, mentre Giuseppe d’Arimatea ne sosteneva il corpo, quindi raccolto dalla Madre. All’evento sono sempre presenti la Maddalena, inginocchiata nell’atto di baciare i piedi sanguinanti di Cristo, san Giovanni Evangelista e le due Pie donne che avevano assistito la Vergine durante la Passione.

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 Sorta di vassoio di legno, spesso preziosamente decorato e dipinto, in uso in Toscana nel xv secolo per recare vivande alle puerpere.

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Nella gerarchia della Chiesa cattolica è ministro sacro colui che ha ricevuto il diaconato, carica di ordine immediatamente inferiore a quella di prete.

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Ornamento realizzato in oro, argento

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Figlio di Zeus (v.) e di Semele, Dioniso era il dio del vino e dell’estasi orgiastica, connesso in generale con la fecondità, la vegetazione e il ciclo vitale della nascita e della morte, corrispondente al latino Bacco, ma protettore anche del teatro nelle sue diverse forme.Numerosi i racconti mitici che lo vedono protagonista, spesso infliggendo punizioni a mortali che intendono opporsi alla diffusione del suo culto. Il suo corteggio è composto da Satiri, Sileni (v.) eMenadi, ovvero donne invase dal dio. Il suo culto era diffuso sia inGrecia che a Roma, e assunse in alcuni casi forme di critica dell’ordine sociale, tanto da indurre il Senato, nel 186 a.C., a proibirne la celebrazione. Rappresentato in epoca arcaica come un uomo barbuto e sontuosamente abbigliato, con connotazioni orientali, nell’epoca classica e in quella ellenistica si diffuse anche l’iconografia di Dioniso come giovane imberbe.

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Con questo nome, che in greco significa letteralmente ‘figli di Zeus’, vengono indicati i due gemelli mitici Castore e Polluce, figli di Leda e fratelli di Elena e di Clitennestra. Essi sarebbero stati concepiti in una stessa notte, quando Leda si unì sia con Zeus (v.) che con suo marito Tindaro, e sarebbero secondo alcune versioni del mito entrambi figli di Tindaro, secondo altre l’uno figlio del dio e l’altro dell’uomo mortale. Quando Castore morì e Zeus concesse a Polluce l’immortalità, quest’ultimo l’accettò solo a patto di poterla condividere conil fratello. I Dioscuri sono protagonisti di numerosi racconti mitici come valorosi combattenti, e secondo racconti leggendari compaiono a sostegno degli eserciti in alcune battaglie storiche, come quella del lago Regillo, quando intervennero a favore dei Romani.

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Spillone originariamente utilizzato, come indica l’etimologia, per dividere i capelli.

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Imperatore romano dall’81 al 96 d.C. Figlio di Vespasiano (v.), succedette al fratello Tito dando una svolta autocratica all’impero in contrasto con la politica di rispetto formale del Senato attuata dai predecessori. La sua politica gli inimicò l’aristocrazia, che promosse diverse congiure giungendo infine alla sua uccisione.

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Tecnica usata per l’applicazione dell’oro a diversi supporti: su legno, pergamena, cuoio, carta, pareti etc. l’oro è applicato in lamina o in polvere, secondo diverse procedure; per la doratura di superfici in metallo, analogamente alla tecnica dell’argentatura, si procede con l’amalgama: lega di oro puro, o argento, e mercurio che, stesa sul metallo opportunamente preparato e riscaldato, comporta l’evaporazione del mercurio e l’adesione del metallo prezioso al supporto.

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 L’iconografia, di origine Bizantina è mutuata dalle svariate redazioni apocrife del transitus Mariae, il cui nucleo originario risale al II-III secolo. Il soggetto presenta la raffigurazione della Vergine distesa sopra un giaciglio, coperta spesso di un prezioso panno, che dorme il suo ultimo sonno, prima della morte, circondata dagli Apostoli. In alcune redazioni, che sovrappongono il tema a quello dell’Assunzione, dietro la figura di Maria compare quella del Cristo che prende tra le braccia l’anima della Madre, tradizionalmente rappresentata da una piccola bambina vestita di bianco. V.anche Morte della Vergine.

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Drappo lavorato per la copertura di mobilio o oggetti di riguardo. Con il termine si intende anche il riquadro, contenente opera di pittura o di oreficeria, posto dietro l’altare o sul piano della mensa.

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Il termine, di origine greca, indica nel linguaggio archeologico il corridoio di accesso alla camera funeraria di una sepoltura ipogea.

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