L´affresco è posizionato sull’arco che sovrasta la seconda rampa di scale, raffigura un’Annunciazione ed è incorniciato da una graziosa decorazione a tralci vegetali.
Due iscrizioni sulla base ricordano Giovanni Carnesecchi, vicario tra il 1620 ed il 1621, corredato di stemma, e Tommaso Cordelli, notaio cerretese suo collaboratore ed autore dell’opera.
Questo affresco, del primo Quattrocento fiorentino, è situato nel grande atrio e rappresenta un modello iconografico ricorrente per i giudici stimolati a "toccare con mano" la verità prima di emettere sentenze.
L'affresco raffigura la Madonna col Bambino in trono, affiancata dai santi Giovanni Battista e Francesco a sinistra e Giovanni Evangelista e Domenico a destra. La scena è inquadrata da una cornice architettonica a finto marmo, su cui si sviluppa un ricco campionario di motivi all’antica, dalle testine alate intervallate da palmette sull’architrave alle panoplie delle lesene su cui è lo stemma di Giovanni di Bardo di Guglielmo Altoviti vicario nel 1501 e committente dell’opera.
San Cristoforo è raffigurato secondo la consueta iconografia, tramandata dalla Leggenda Aurea, di “traghettatore di Cristo”. Egli è infatti colto mentre attraversa il fiume portando sulle spalle il piccolo Gesù e reca tra le mani il bastone fiorito in una palma di datteri, segno dell’incontro divino. È stato attribuito a Rossello di Jacopo Franchi (Firenze, 1377-1456), artista di formazione orcagnesca.