Palazzo dei Vicari e Museo dei Ferri Taglienti, Scarperia

Il Palazzo dei Vicari a Scarperia


Il Comune di Firenze in netta fase di espansione quando distrusse il castello di Montaccianico, roccaforte degli Ubaldini feudatari del Mugello, ebbe l’immediata necessità di costruire la “terra nuova” di Scarperia per renderla centro politico cittadino e punto di controllo della nuova viabilità transappenninica passante per il Giogo, da collegare successivamente all’altra “terra nuova” di Firenzuola al di là dello spartiacque appenninico. Fu così che il 26 aprile 1306 venne stabilita la costruzione di Castel San Barnaba, in ricordo della recente, entusiasmante vittoria della parte guelfa a Campaldino. Fin dal suo battesimo il nuovo centro divenne emblema della Dominante e portò nel nome, nello stemma e nella sua stessa immagine il “marchio” indelebile della sua filiazione da Firenze. Ecco, quindi, che fra i molti palazzi pubblici toscani nessun altro evoca così fortemente l’immagine di Firenze quanto quello di Scarperia che appare assolutamente esemplato sul modello di Palazzo Vecchio, tanto da essere tradizionalmente considerato come opera dello stesso architetto Arnolfo di Cambio. La compatta mole fortificata del palazzo si pone come suggello della geometrica struttura urbanistica della nuova terra collegandosi alle cortine murarie del lato ovest ed occupando un intero lato della piazza, in complementare dialogo col potere religioso ugualmente posizionato lungo i lati della stessa piazza mediante gli edifici della vecchia parrocchiale di San Jacopo e Filippo, la mole del convento agostiniano di San Barnaba e la loggia, poi tamponata, della Madonna di Piazza. La realizzazione del perimetro murario richiese una lunga gestazione: venne inizialmente costruito il lato occidentale ed ampi tratti restarono edificati con strutture provvisorie, tanto che nel 1370 si ricorda che la maggior parte delle difese era costituita da palizzate.

Nel 1355 si iniziò a costruire il castello, le cui ampie dimensioni danno adito a credere che potesse accogliere anche gli abitanti in caso di pericolo, e nel 1360 la struttura poteva già ospitare la guarnigione militare. Quando il riassetto territoriale del dominio fiorentino riunì più Leghe, ovvero le più antiche suddivisioni amministrative, nelle podesterie il castello ospitò il podestà, che dal 1376 veniva nominato semestralmente dalla Repubblica e che giungeva a Scarperia accompagnato da una “famiglia” composta da un notaio, tre fanti ed un cavallo. Il podestà fu nominato fino al 1424, quando le sue funzioni vennero assorbite dalla figura del vicario, che assunse una duplice giurisdizione, assommando a quella penale esercitata su tutto il vicariato, la funzione civile sul territorio di Scarperia. Nel 1415, infatti, all’interno della più ampia organizzazione di consolidamento del dominio fiorentino che vede la quasi contemporanea formazione dei vicariati del Valdarno Superiore e della Valdelsa, venne istituito il vicariato del Mugello con sede a Scarperia. La giurisdizione criminale del vicario mugellano si estendeva su un territorio estremamente ampio comprendendo le podesterie di Scarperia, Carmignano, Campi, Brozzi, Signa (San Moro), Sesto, Calenzano, Barberino (Mangona), San Piero a Sieve (Tagliaferro), Borgo San Lorenzo, Dicomano (Belforte) e Vicchio. Fra il 1424 e il 1443 furono modificate le circoscrizioni, per cui vennero scorporate Brozzi, Campi e Calenzano e fu introdotta Fiesole: tale situazione viene presentata nella rassegna degli stemmi podestarili affrescati nel secondo atrio del palazzo, individuando nell’apparato decorativo esistente non solo esigenze di abbellimento, quanto di manifestazione di un ruolo politico ben preciso, esplicitato dai compiti e dalla presenza stessa del vicario che viene ad assumere una grande importanza in quanto, oltre alla competenza in materia penale, acquisiva la carica di rappresentante periferico del governo cittadino. Tutto nell’edificio, quindi, assume una precisa valenza civica che trasmette specifici messaggi legati al contesto comunale: se l’elemento caratterizzante della decorazione del palazzo appare definito dal variegato mosaico di stemmi che si affastellano gli uni sugli altri, seguendo una sorta di horror vacui sedimentatosi in quattro secoli di storia, è proprio l’analisi dell’intero apparato decorativo del palazzo che fornisce notizie preziose per ricostruire la funzione dei diversi ambienti che nel tempo subirono numerose vicissitudini e trasformazioni.

Il piano terreno dell’edificio si connota come spazio pubblico per eccellenza strutturato per l’esercizio della funzione giudiziaria, civile e criminale: da qui si accede alle carceri sottostanti e il primo locale a sinistra entrando costituiva la Stanza delle Udienze, identificata dalla tipica scritta «Odi l’altra parte» che spronava i giudici all’oculata analisi dei fatti; qui condannati, molto spesso sottoposti a più “tratti di corda” potevano trovare consolazione nell’ormai larvale Maestà affrescata sulla parete d’ingresso. Il grande atrio è caratterizzato da due affreschi del primo Quattrocento fiorentino: una Maestà non lontana dai modi di Ventura di Moro e l’Incredulità di San Tommaso, modello iconografico ricorrente per i giudici stimolati ad osservare “con mano” la verità prima di emettere le sentenze; tali immagini indicano questo spazio come pubblico luogo di giustizia, come sembra sottolineare anche il piccolo ciclo decorativo sulle imposte delle volte e forse alludente alle Virtù Cardinali, virtù politiche per eccellenza.

Quando il palazzo divenne sede stabile del vicario si resero necessari adeguamenti alla sua struttura per ospitare anche gli ambienti privati dell’ufficiale come la cappella, le camere, la sala ecc.; così dal 1415 in poi si può far risalire l’innalzamento del piano nobile cui si accede dalla stretta scala introdotta dal “Marzocco” fiorentino e protetta dalla gigantesca immagine di San Cristoforo. L’attuale aspetto dei locali di questo piano è il frutto di restauri compiuti nel corso del Novecento, in particolare quando, riducendosi d’importanza la figura del vicario nei secoli XVIII-XIX, tutti gli ambienti del palazzo furono modificati costruendo svariati tramezzi e soppalchi che suddivisero e stravolsero le antiche disposizioni, creando anche più quartieri per civili abitazioni. In seguito ai lavori di ripristino dei modesti danni sismici del 1919 iniziò il recupero del complesso ed in particolare della grande sala del piano nobile che venne inaugurata nel 1926 dall’allora sindaco Marchese Filippo Sassoli de’ Bianchi che aveva finanziato il restauro degli affreschi. Ed a ricordo di questa munifica impresa, il sindaco, come un novello vicario, appose il suo stemma nella sala, confondendolo con quello dei suoi predecessori.

bibliografia essenziale

Scarperia 700 anni. Da "terra nuova" a vicariato del Mugello
Romby G. C., Firenze, Editore: Edifir, 2006

Scarperia, la Firenze del contado
Brunori Cianti L., Lazzi G., Firenze, Editore: Polistampa, 2005

Palazzo Pretorio di Scarperia. Vicende di restauto degli stemmi dipinti nell´androne in Notizie di cantiere 5 / Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici per le province di Firenze Pistoia e Prato
Branca M., Firenze, Editore: F. & F. Parretti Grafiche, pagine: 61-80, 1993

Nel Vicariato di Scarperia prima e dopo Lorenzo il Magnifico
Romby G. C., Brescia, Editore: Il Cordusio Edizioni, 1992

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