Il modulo decorativo di questo paliotto, il rivestimento della parte anteriore della mensa dell´altare, eseguito con la preziosa tecnica del velluto cesellato su fondo laminato, è documentato dalla nota testimonianza iconografica costituita dalla pianeta indossata da san Filippo Neri nel noto dipinto di Orazio Fidani "La visione di san Filippo Neri".
Le ampolle, in argento finemente sbalzato e decorato, presentano sulle basi l´iscrizione "benefattori", segno che furono donate da fedeli particolarmente devoti alla Collegiata di San Lorenzo.
Questo antifonario raccoglie antifone e versetti che si recitano prima dei salmi o di altre preghiere nella liturgia cattolica e comprende il Giudizio Universale del Maestro del Laudario.
Il reliquiario, raffigurante una delle vergini compagne di Sant´Orsola, fu realizzato su commissione degli Operai della Fraternita del Latte. La giovinetta è raffigurata con veste e mantello fermato sul davanti da un ovale con il monogramma bernardiniano e presenta, in corrispondenza della calotta cranica, un coperchio: all´interno alcuni frammenti ossei ivi conservati.
Il prezioso calice montevarchino, in argento dorato in parte, è stato eseguito nel XVII secolo con le diverse tecniche dello sbalzo, della cesellatura e dell´incisione. La barocca decorazione riporta foglie d’acanto e teste di cherubino (manifattura fiorentina, XVII sec.).
Il libro liturgico, che mostra una preziosa rilegatura in velluto rosso e della placchette in argento sbalzato, presenta una decorazione a volute vegetali; al centro, in un ovale incorniciato da un motivo nastriforme e da una ghirlanda vegetale, è rappresentata la Madonna col Bambino.
La coppa, di fine manifattura tedesca, è in argento dorato e costituisce una delle suppellettili più preziose del Museo della Collegiata di Montevarchi.
La croce processionale è detta anche "astile" perchè generalmente posta sulla sommità di un asta per essere portata in processione. Questa della Collegiata di Montevarchi, in rame dorato e ornata da sfere in cristallo di rocca, presenta motivi incisi e sbalzati sia sul recto che sul verso. Nei quadrilobi sono incise le figure di Maria Vergine, San Giovanni evangelista, il pellicano che nutre i suoi piccoli simbolo del sacrificio di Cristo e il teschio di Adamo, allusione alla Crocifissione.
Il dipinto votivo, raffigurante il santo accorso a protezione della città, mostra la struttura urbanistica di Montevarchi nel XVII secolo. Attorniato da possenti mura, si nota il centro storico al centro del quale spicca l´alto campanile della Collegiata.
L´affresco, originariamente posto in una cappella del borgo montevarchino "del Lavacchio", raffigura la Vergine mentre con una mano sorregge un libro chiuso, alzando la mano libera in atto di benedizione. L´episodio potrebbe essere ricondotto a quello in cui la Vergine conforta San Giovanni Damasceno in carcere.
Questo ostensorio, finemente lavorato, rappresenta uno dei più begli esempi di manifattura toscana della Collegiata di San Lorenzo.
Il paliotto è un paramento in marmo o pietra scolpita, in avorio o metallo sbalzato e cesellato, o tessuto in seta, che serve a rivestire la parte anteriore dell´altare che, in quanto sacra, deve rimanere invisibile. Nel caso del paliotto montervarchino il materiale che lo costituisce è la scagliola, frequentemente usata nel XVII secolo ad imitazione della diverse qualità di marmo.
La coppia di reliquiari a forma di tempietto, in argento con parti dorate, presentano la coppa decorata da baccellature sbalzate e cesellate di manifattura toscana della prima metà del XVII secolo.
Commissionato dalla Fraternita doveva custodire la reliquia del Latte di Maria, donata dal conte Guido Guerra alla chiesa di San Lorenzo. A forma di tempietto esagonale e sormontato da un´elegante cupoletta con lanterna finale, esso raffigura, nel corpo centrale, santi e personaggi legati alla storia della Collegiata. Giovanni del Brina, autore della decorazione pittorica, vi rivela l´influsso stilistico di Andrea del Sarto.
Le cartegloria prendono il nome dalle preghiere stampate sopra e che il sacerdote recita durante la messa. Queste tabelle, un tempo di legno spesso laccato e rifinito a foglia oro, successivamente furono fatte con metalli pregiati, come questa della Collegiata di San Lorenzo che inoltre presenta, al centro del lato inferiore della cornice, uno stemma con la sigla della Confraternita del sacro latte.
La decorazione è composta da due grandi inflorescenze dorate che, risaltando su fondo rosso laminato, si dispongono su parallele orizzontali. Il modulo decorativo rientra nella tipologia tessile del motivo "isolato" cioè quello secondo il quale dal fondo si isolano gli elementi ornamentali grazie all´esclusione di motivi di contorno.
Il motivo decorativo suggerisce lo svolgersi di due tronchi percorsi da peonie, dalie, iris e campanule, ornate da un rigoglioso fogliame. All´interno delle anse si dispone un´inflorescenza isolata. Il modulo decorativo, l´affermarsi della linea ondulata e la caratterizzazione del fogliame frastagliato, richiamano allo stile cosiddetto "lussureggiante".
Questa pianeta faceva parte, insieme al piviale e alle tonacelle, di un parato in quarto commissionato dalla Fraternita, di cui è ricamato l´emblema, il 19 marzo 1679 per la celebrazione solenne della festa del Sacro Latte. Essa fu cucita a mano dal banderaio Domenico Monaldi e guarnito in trina d´oro dal battiloro Vincenzo Salvi.
Il dipinto raffigura l'albero genealogico della famiglia Guidi. Infatti il conte Guido Guerra dei conti Guidi, signore di Montevarchi, donò la preziosa reliquia del Sacro Latte, ricevuta da Carlo D´Angiò, al proposto di San Lorenzo, stringendo un forte legame con la terra montevarchina e rimanendo sempre nella memoria collettiva , come dimostra anche una delle opere robbiane, conservata nel museo, che racconta la storia di questo insigne cavaliere.
Il grandioso bassorilievo, in origine collocato sulla facciata della Collegiata, raffigura al centro il conte Guido Guerra mentre dona al priore di San Lorenzo la sacra reliquia del latte della Madonna, ottenuta da Carlo D´Angiò, riconoscibile tra i personaggi per la decorazione a gigli di Francia sulla sua veste. A sinistra seguono il corteo nobili e soldati, a destra un gruppo di ecclesiastici avanza verso la chiesa.
Il bassorilievo in pietra rappresenta l´animata scena del martirio del Santo sulla graticola in presenza dell´imperatore Dacio, assiso su uno scranno decorato con finti loggiati sovrapposti. L´attribuzione è dubbia ed oscillante tra una bottega toscana e l´attività di Giroldo da Como.
La collocazione originaria di questo stemma, opera di Andrea della Robbia, doveva essere la facciata principale della Collegiata di S. Lorenzo. Esso raffigura l´emblema della città di Montevarchi.
Il Tempietto era il fulcro della Cappella di Santa Maria del Latte, originariamente costituita da un altare addossato alla controfacciata destra della chiesa e protetto da un alto baldacchino; in un piccolo vano retrostante, popolarmente detto "Stanzino delle Reliquie", si conservava il Sacro Latte. La ricomposizione attuale del Tempietto è dovuta ai restauri del 1970 che riprodussero fedelmente la struttura architettonica originaria.