La pittura, tipico esempio di "illusionismo architettonico", vuole creare l´effetto di una loggia aperta che consente vedute diverse; la principale comprende una figure femminile allegorica con simboli del potere, circondata da edifici classici. Il soffitto simula invece una balconata che si apre sul cielo, contornata da piante, grandi stemmi con raffigurazioni allegoriche e ghirlande.
La tela utilizza colori che accentuano la drammaticità dell´evento, mentre rivela nei tratti degli astanti uno spiccato naturalismo che addolcisce le fisionomie e rende più credibile la partecipazione al Compianto.
Di particolare interesse è la presenza in basso a destra del ritratto del profilo del committente dell'opera, il vescovo di Fiesole (1481-1504) e già pievano di Cascia, Roberto Folchi, raffigurato in età avanzata.
Si tratta di uno dei più raffinati ostensori conservati all´interno del museo. La consueta tipologia della raggiera e del nembo di nuvole è impreziosita da pietre semipreziose inserite sul bordo della teca circolare.
La tela, pendant di quella con Santa Brigida di Svezia è siglata ZR, elemento che ne ha permesso l´attribuzione al Rosi, collaboratore di Cristofano Allori. L´iconografia segue il modello tradizionale, con il santo che regge la croce, vestito con la pelle di cammello e il manto rosso . Il robusto colorismo connota la figura con forte pathos ed evidentissima tensione.
Il grande dipinto no è sempre esposto all´interno del museo, ma è opera di notevole spessore artistico e spirituale che ha il suo momento più toccante nell´angelo in basso che intima il silenzio agli osservatori.
L'opera è pendant del San Giovanni Battista, siglata ZR, elemento che ne ha permesso l'attribuzione al Resi, stretto collaboratore di Cristofano Allori. La figura della santa, qui rappresentata secondo l´iconografia classica con abiti monacali e con un cero acceso a ricordo delle mortficazioni che infliggeva a se stessa con la fiamma. L'alta qualità della tela è sottolineata dall´uso sapiente del colorismo.
Madonna in trono con Bambino e angeli adoranti, tra i Ss. Bartolomeo, Biagio, Giovenale e Antonio Abate.
Si tratta della prima opera di Masaccio, eseguita a soli 21 anni ma già caraterizzata dal suo peculiare senso plastico.