L´opera si apprezza per il perfetto connubio di scultura e pittura. Al centro la figura di Cristo crocifisso in mezzo a quella dei due ladroni, mentre sullo sfondo una folta schiera di personaggi si accalca vicino alle croci.
Statua collocata in una conca absidale nella Cappella del Carcere di Cristo. Raffigurato nell´atto probabilmente della preghiera, il volto di Cristo è scavato e affranto, mentre il corpo traspare sotto le pieghe astratte della veste. Probabilmente il modello figurativo di riferimento doveva essere quello di una scuola fiorentina più attenta all´armonia formale che non alle reale resa anatomica dei soggetti da rappresentare.
Sulla parete di fondo della Cappella del Cenacolo si conserva questo rilievo in terracotta colorata. La duttilità e vivacità della materia permettono ai personaggi di essere variamente caratterizzati, contrariamente alla rigidità degli oggetti presenti sulla tavola, perfettamente rispondenti con quelli in uso a quel tempo. I confronti richiamano al alle sculture tardo medioevali del nord Europa oltre che a coevi modelli pittorici.
La statua della Maddalena, per il volto largo e sereno, la naturalezza dell´atteggiamento e la definizione del corpo nascosto sotto l´ampio mantello, richiama modelli iconografici da ricondurre ad Agnolo di Polo. Questa scultura, insieme a quella di Cristo, narra l´episodio evangelico dell´incontro al di fuori del sepolcro tra la Maddalena ed il Redentore, il quale le raccomandò di non trattenerlo ("Noli me tangere").
La statua rappresenta Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, che nel IV sec. aveva ritrovato il legno della croce su cui era stato crocifisso Gesù. La scultura, ora sita all´interno della Cappella del Santo Sepolcro nella cosiddetta Cappella dell´Angelo, proviene da una cappella dedicata all´imperatrice ed in seguito andata distrutta.
Il percorso scultoreo in terracotta colorata raffigura l´andata al Calvario ed è sito nell´omonima cappella a San Vivaldo, posta sotto il patronato della famiglia Bandini. Anche qui, come nella maggior parte dei rilievi di San Vivaldo, è stata ravvistata la presenza di Agnolo di Polo, la cui collaborazione con il Della Robbia è sicuramente attestata nel 1517.
Il rilievo, rappresentato entro una nicchia a forma centinata nella cappella dell´Ascensione, è un particolare di quello raffigurante l´episodio della Resurrezione: la Madonna e gli apostoli assistono con stupore e gioia all´evento. Questa scultura in terracotta fa parte del ciclo più antico del complesso sanvivaldino, realizzato sotto la direzione di Giovanni Della Robbia e dei suoi tre figli Marco, Lucantonio e Simone.
Il rilievo, posto entro una nicchia di terracotta nella cappella della casa di Caifa, narra, insieme a quello accanto di "Gesù oltraggiato", il momento in cui Caifa, alla vista di Cristo proclamatosi figlio di Dio, si strappa le vesti secondo un´usanza diffusa in quei tempi in caso di disapprovazione. Nel rilievo alcuni hanno ipotizzato l´intervento di Benedetto Buglioni, altri quello di Agnolo di Polo.
La cappella, sotto il patronato della famiglia dei Rossi, si presenta con l'aspetto di una casa con tetto a spioventi, una porta di accesso e due finestre per lato. Al fine di alludere al cortile di un sontuoso palazzo, a imitazione di quella che doveva essere la vera dimora di Pilato a Gerusalemme, l´interno ad aula è suddiviso in due campate con volte a vela e qui, entro due nicchie, sono rappresentate la Flagellazione di Cristo e la Coronazione di spine.
Il gruppo dell´Ecce Homo è accolto in una nicchia presso la porta d´ingresso della cappella della casa di Pilato. In una riuscita integrazione di pittura e scultura è raffigurato il noto episodio in cui Pilato presenta Cristo ai giudei dicendo "Ecce Homo". Il rilievo viene riferito a Marco della Robbia, figlio di Giovanni, mentre lo sfondo pittorico richiama gli affreschi nel duomo di Cremona di Gerolamo di Romano detto il Romanino.
Nel rilievo raffigurato in una delle nicchie entro la cappella della casa di Pilato, viene narrata la flagellazione di Cristo. L´impianto compositivo armonico si esprime soprattutto attraverso le corrispondenze dei gesti opposti dei due flagellanti ma anche nella resa espressiva di tutti i personaggi. La scena è riferita al plasticatore verrocchiesco Agnolo di Polo, riconoscendo, tuttavia, richiami anche a Benedetto Buglioni formatosi nell´entourage robbiano.
Il rilievo prende posto al centro, al di sopra della mensa dell´altare della cappella. Esso narra il noto episodio evangelico attraverso una composizione costruita in maniera straordinariamente chiara e vivace, tanto da far considerare questa come una delle più belle scene sanvivaldine. Esso è stato attribuito ad Agnolo di Polo, scultore ricordato da Vasari come allievo del Verrocchio.
Il rilievo rappresenta Giuseppe e Maria con Gesù bambino tra le braccia preceduti da Sant´Antonio Abate, il cui inserimento si giustifica per la diffusa venerazione del santo nella zona. Il modellato, semplice e non troppo raffinato, è autografato sul piedistallo della Vergine dalla scritta "Marianus Bondi fecit / A.D. 1836 Vola Terrano".
Il gruppo plastico della Madonna dello Spasimo costituisce uno dei momenti più alti dell´intero ciclo scultoreo sanvivaldino. La straordinaria resa compositiva è apprezzabile nel variato andamento delle teste, nella morbidezza delle vesti nonchè nella diversificata resa dei volti. La critica ha riferito il rilievo prima a Giovanni della Robbia, poi ad Agnolo di Polo.
Il rilievo descrive l'episodio evangelico in cui Veronica, incontrando Gesù lungo la salita al Calvario, gli avrebbe asciugato il volto insanguinato la cui forma sarebbe miracolosamente rimasta impressa sulla stoffa. La composizione del rilievo risulta alquanto semplice quanto piuttosto elementare nella descrizione pittorica del paesaggio retrostante.
Il rilievo raffigura la scena in cui Cristo viene trascinato al Calvario da un aaguzzino, mentre si volge a consolare le Pie donne di Gerusalemme che, affrante, lo seguono. Per quanto mutile delle braccia, le statue di Cristo e dell´aguzziono mantengono intatta l´espressività, mentre le pose delle Pie donne garantiscono vivacità alla rappresentazione.
Il rilievo è presentato entro un'edicola centinata, incorniciata da una decorazione ad ovuli. Il santo, raffigurato con il classico attributo del bastone, è caratterizzato da tratti pronunciati e irregolari che alludono ad una profonda sofferenza interiore che per la critica ha trovato corrispondenze con le tendenze stilistiche del Maestro del Bigallo.
L'immagine, che offre un particolare del rilievo posto nell´edicola addossata alla Cappella dell'andata al Calvario, narra l´episodio in cui Pilato lascia al popolo la decisione riguardante la sorte di Cristo. Perfetta è la fusione tra i rilievi e lo sfondo pittorico: per la scultura la critica ha avanzato il nome di Benedetto Buglioni, capostipite della bottega dei Della Robbia; per la pittura invece si è ipotizzata l´azione di Antonio Bazzi detto il Sodoma.