Questo tessuto è parte di un baldacchino e processionale nelle parti ha ricamato un cartiglio con la scritta CAPLO che indica il Collegio Capitolo di San Giovanni Battista a Fucecchio. Le frange e i nappini in oro Macramé originale danno sontuosità e magnificenza a ciascuna cartiglio, anche se la decorazione del tessuto è sottile e frastagliata, fa suppore Uruk metà del XVIII secolo.
Il busto argenteo su base a pianta ottagonale ospita la reliquia del velo della Vergine, indicata anche dalla parole velo B. me Marie. La raffinata esecuzione, la raffinatezza dei dettagli, come il collo tipiche dello stile manierista, i capelli, la stessa somatica classica ricorda i volti di contemporane Madonne di Bandini e Allori. La base è successiva.
The bust silvery item on an octagonal chest to house the relic of the veil of the Virgin, also indicated by the words VELO B. ME MARIE. The refined performance, the subtlety of the details, like the neck of as typically mannerist style, hair, the same somatic classical recall the faces of contemporary Madonnas of Bandini and Allori. The base is next.
Sul piede, forse originariamente smaltato, sono posti 6 tondi di argento, che reca la scritta Ecce homo. L'iscrizione del fusto "DELLA CHOMPAGNA DI GAVILLE" " si riferisce alla Compagnia di Gaville in Valdarno luogo originale del calice. Da lì, fu spostato verso Padule di Fucecchio nella chiesa di San Gregorio a Torre, e infine è giunto al museo.
Il Padre Eterno, avvolto nel vortice di un mantello color grigio perla, appare tra le nuvole e teste alate di Cherubini, reca alla sua sinistra un libro con l'Alfa e l'Omega. Lo sguardo verso il basso è spiegabile dalla relazione che idealmente doveva avere in orgine il pannello: l'Allegoria della Concezione dipinta per il terzo altare a destra nella chiesa di San Salvatore, dove è ancora.
The Eternal Father, enveloped in the vortex of a pearl gray mantle, appears among the clouds and the winged heads of cherubs, carrying in His left hand a book with an alpha and an omega. His downward look is explainable by connectig it ideally to the panel that it must have originally crowned: the Allegory of the Conception painted for the third altar to the right in the Church of San Salvatore, where it still is.
Già nel diciannovesimo secolo staccata la sua superficie pittorica l'affresco è frammentato e indebolito da un restauro del 1969 che ha rimosso le ripuliture. La storica Fremantle nel 1973, dopo numerose valutazioni, ha riconosciuto la sua paternità per le straordinarie analogie con un altro lavoro; le peculiarità tipiche sono evidenti: l'ombra sotto le labbra per evidenziare il mento ed gli occhi avvicinati, ma con una forma allungata e il loro particolare movimento laterale.
Questo dipinto, insieme con la Natività Larciani, è la più rappresentativa del Museo. Questa scena ha una iconografia abbastanza inusuale. I santi sono disposti in primo piano sotto lo sguardo vigile di una Madonna racchiuso in una mandorla di angeli. Da sinistra: San Sebastiano, porta le frecce, sta su una roccia mentre Lazzaro, La Maddalena e Marta sono in barca pronti a salpare per Provence.
Lungo il bordo dorato del mantello della Vergine, ci sono alcuni versetti dal poema 366 del Canzoniere di Petrarca: «VERGINE (bella che) DI SOL VES (tita) CHORON (ata di stelle) AL SOMO S(ole piacesti sì che ‘n te sua luce ascose) AMOR MI SPINSE A DIR DI TE PAR(ole ma non so ’n) CHOMINCI(ar senza) TUA AITA».
Forma estremamente elegante e base circolare, la bocca è a forma triangolare come un trifoglio; il suo collo, che colpisce più di tutto, termina con la figura di un Leone che apre la bocca, mentre nel collegamento con la pancia c'è la maschera di Jar. La decorazione estremamente accurata e l'originalità rivela la raffinatezza di una bottega toscana del pieno Cinquecento.
Insieme con quello di Scheggia, questo dipinto è simbolo del Museo di Fucecchio, sia per l'originalità dello stile che e per il mistero che ha avvolto identità dell'artista per lungo tempo. Le più significative e sorprendenti caratteristiche di questa pittura è la forza espressiva dei visi e la brillante e luminosa gamma cromatica, ricca di contrasto.
I disegni e colori di questa pianeta utilizzati per il penitenziale mostrano l'influenza che la famosa e prestigiosa Lione, probabilmente per gli autori della sua ricchezza e complessità, avevano importato dalla Compagnia delle Indie Orientali della Cina, ma con un passaggio in Occidente che ha subito a monte una sorta di semplificazione dei disegni e modelli.
La Casula propone nuovamente il classico motivo del XV secolo di un fiore di cardo all'interno di una cornice ogivale ricamata, che si diffonde in tutta la Toscana con grande successo nel corso del XVI secolo. Al centro della Pianeta lo stemma della famiglia Freschi, apparteneva al sacerdote Tommaso che lo ha donato alla Collegiata della Chiesa di San Giovanni Battista.
Il reliquario è generalmente considerato un lavoro di Scuola Fiorentina del terzo decennio dei XV secolo. Si tratta di uno delle più importanti opere d'arte del Museo per la sua preziosità è per la sua fattura. E' sormontato da una piccolo busto raffigurante la Madonna, la Madonna dei dolori, che, tuttavia, è una ulteriore aggiunta databile alla metà del XVII secolo.
Il frammento appartiene alla grande croce dipinta oggi conservata nel Museo di San Matteo di Pisa. Dopo il restauro del 1981 è stata trovata l'iscrizione con il nome dell'artista: BERLINGERIUS VULTERRANUS PINXIT ME. Il recupero della firma in un'opera è sempre un evento importante, soprattutto per un periodo come il XIII secolo, molto carente nella documentazione delle opere.
L'opera è stata attribuito a Giovan Domenico Ferretti, uno dei maggiori esponenti della pittura fiorentina nella prima metà del XVIII secolo, sia per il recupero di tutti le marche della stilistica del Ferretti, sia per la similitudine con altre sue opere, una delle più famose è il Sacrificio di Isacco ora agli Uffizi, dove c'è una perfetta corrispondenza tra le figure dei due angeli dipinti.