Il cortile sotto la loggia coperta di palazzo Corsi, rappresenta l'inizio del percorso di visita. Il palazzo s'innalza tra due antiche strade del quartiere di Santa Croce, in prossimità di ponte alle Grazie. Appartenuto fin dal Trecento alla potente famiglia Alberti fu poi assegnato dal tribunale del Podestà ai fratelli Corsi che ampliarono e modificarono radicalmente l'edificio fino a farne modello di riferimento per le tante residenze del ceto dirigente cittadino nel corso del Cinquecento.
L'arredo mostra una inequivocabile derivazione da prototipi vasariani e per il motivo delle volute legate si ispira al disegno degli sportelli dell'armadio del Tesoretto di Palazzo Vecchio.
Realizzato dall'artista Dosso Dossi alla corte di Ferrara sotto il governo di Alfonso I d'Este, il dipinto presenta nel personaggio virile la mitica figura di Tubalcain, fondatore della musica, e nelle due figure femminili le allegorie della musica sacra e profana.
Dipendente dagli studi di Leonardo per il "Monumento Sforzesco", l'opera era destinata all'arredo privato, in sintonia con il gusto collezionistico ben attestato nei palazzi fiorentini dei primi del Cinquecento.
Gli intagli con putti e tritoni che emergono dalle acque alludono alla nascita. A questi simboli colti la diffusa tradizione popolare affiancava amuleti e talismani per allontanare spiriti maligni.
Il pannello, se non è il fronte di un cassone nuziale, è certo porzione del rivestimento ligneo di una camera patrizia con soggetto mitico propizio alla fondazione di una nuova stirpe.
Chiaramente ispirato al Torso del Belvedere del Vaticano, il bozzetto è stato identificato da Charles Avery con quello preparatorio per la statua di Eufrate della fontana di Oceano nell´Isolotto del giardino di Boboli.
E' stata più volte ipotizzata dalla critica la provenienza della tavola da una delle cappelle di S.Croce, probabilmente la cappella Pulci e Beraldi dedicata a S. Stefano e S. Lorenzo
Si noti la splendida cornice intagliata e dorata, decisamente prossima a quella del Tondo Doni di Michelangelo conservato agli Uffizi, riconducibile all´attività di Giovanni Barilli.
Il dipinto ritrae H.P. Horne (Londra 1864 - Firenze 1916) mentre tiene tra le mani un bozzetto in ceramica raffigurante una Venere.
Horne fu architetto, designer, studioso d'arte, di musica e di letteratura, e soprattutto collezionista. Infatti palazzo Corsi, acquistato nel 1911, doveva diventare il prezioso scrigno di tutte le opere, i disegni, le stampe, i manoscritti, gli incunaboli, le cinquecentine, i libri miniati, i volumi e le riviste moderne da lui accumulate nel corso degli anni.
Alla fine del Quattrocento risale questo raro sedile, un tempo dipinto, riservato evidentemente a un personaggio di un certo rilievo, probabilmente un abate.
Letto da giorno quattrocentesco utilizzabile per riposare o dormire vestiti, un tempo corredato da materasso, coperte e cuscini (riposti nel vano incernierato della cassa).