I due Angeli di Andrea della Robbia, affiancanti una perduta Madonna col Bambino, provengono da una lunetta presente sull’ingresso della sede della Compagnia di Piazza nel centro del paese, rubata nel 1913. Recuperati poco dopo i soli angeli, questi furono portati al Museo Nazionale del Bargello dove sono rimasti fino al 2002 quando, restaurati, sono potuti tornare nel loro luogo di origine.
Il soggetto di questa tavola, proveniente dalla chiesa vecchia di Sant’Andrea a Cerliano, deriva dalla Pietà, oggi perduta, dipinta da Michelangelo per Vittoria Colonna intorno al quinto decennio del Cinquecento. Dell’originale restano un disegno, varie stampe che aggiunsero nuovi elementi iconografici e numerose repliche pittoriche che, pur variando i caratteri, ne replicano l’impostazione di fondo.
L’antico polittico della Pieve di Sant´Agata, attribuito a Jacopo di Cione e databile al 1383, in origine collocato sull’altar maggiore della pieve, fu smembrato e la tavola centrale raffigurante la Madonna col Bambino venne collocata nella cappella absidale destra in relazione all’intensa devozione di cui divenne oggetto poiché ad essa si rivolgevano le preghiere dei santagatesi che invocavano protezione.
Egregio esempio della diffusione in Mugello della pittura fiorentina seicentesca, appartiene ad uno dei protagonisti di quella stagione pittorica, ovvero Jacopo Vignali che ha ampiamente lavorato per le principali chiese e palazzi della città.
Il dipinto mugellano rappresenta un ottimo esempio dell’arte del maestro per la solidità dell’equilibrio compositivo, per la dolcezza del modellato e per la soffusa ed avvolgente atmosfera dell’insieme ottenuta con caldo e vibrante cromatismo.
Terracotta proveniente da un antico tabernacolo a edicola presente nell’orto
della pieve e da lì rimossa nel 1913. La terracotta mostra i tipici caratteri della tarda scuola robbiana, evidenti nella sgargiante policromia, nel caratteristico impianto compositivo e nella tipologia delle figure, nonché nell’elaborata cornice architettonica.
Datato e firmato, questo dipinto rappresenta l’unica documentazione conosciuta del suo autore, il misterioso Nicholaus, del quale ancora non sono state individuate altre opere. I tratti stilistici di questo maestro si rivelano piuttosto particolari unendo alla tradizione figurativa fiorentina un tratto più morbido ed espressivo che non sembra esente da influssi senesi.
Recentemente restaurata, l’opera rappresenta un tipico prodotto provinciale che mutua elementi propri della grande tradizione figurativa fiorentina del secondo Quattrocento e li traduce in un lessico semplificato ed ingenuo, vivace nei colori ed immediato nella trasmissione del messaggio.
La pala d´altare della Compagnia di San Jacopo, raffigura la Madonna col Bambino affiancata dai santi titolari della Compagnia e della pieve inseriti in un aperto paesaggio che richiama il contesto rurale locale. L’opera fu commissionata nel 1514 e questa data ben si accorda con le caratteristiche stilistiche del dipinto,memori del classico impianto tardo quattrocentesco ma rinnovato da un’impostazione ampia e solenne, tipica del gusto classicheggiante del primo Cinquecento fiorentino.
La tela, all´interno della pieve di Sant´Agata, risale al primo Seicento ed è fra quelle commissionate dal pievano Nozzolini all’affermata bottega di Cristofano Allori. È fra le poche opere certe, in Italia, di un suo allievo, Simone Sacchettini.
Recuperata nell’Ottocento in un magazzino, questa tavola costituiva la parte centrale di un perduto polittico di cui si conservano cinque pannelli frammentari inseriti nell’ancona dell’altare di Sant’ Agata nella pieve. Attribuita a Bicci di Lorenzo nella sua seconda fase di attività quando i ricordi orcagneschi vengono temprati dai nuovi indirizzi gotici, l’opera è riferibile al quarto decennio del xv secolo mostrandosi assai vicina al trittico di Perugia.
Dipinto di notevole qualità che il recente restauro, peraltro ancora da completare nella parte estetica, ha ulteriormente messo in evidenza permettendo di collegarlo ai modi di Lorenzo Lippi. Il dipinto risulta fortemente influenzato dallo stile di Francesco Furini cui Lippi desume il particolare dell’impeto coloristico dello sfolgorante manto rosso ed il modello del volto, intensamente caratterizzato.
Proveniente dall’antica chiesa di Cerliano, la tela raffigura sant’ Andrea, il titolare e san Simone, cui era dedicata la soppressa chiesa della Rocca, aggregata a quella di Cerliano nel 1550. I santi sono in adorazione di una perduta immagine mariana poi sostituita con un tondo in gesso.
L’opera è attribuita al Maestro di Signa, un anonimo artista cui è stato recentemente avanzato il nome di Antonio di Maso, l’unico discepolo di Bicci di Lorenzo a non avere opere collegate al suo nome; tale maestro riscosse molta fortuna nelle committenze provinciali, legate ad un gusto ancora tardo gotico, elegante e piacevole, anche se talvolta ripetitivo.