Vicina al Trittico di S. Martino a Mensola, il dipinto proviene da S. Maria della Croce al Tempio a Firenze, dov´era collocata sull´altare maggiore. L´opera supera la fase più giottesa di Taddeo Gaddi rappresentata dagli affreschi della cappella Baroncelli in Santa Croce.
L´opera ricopriva l´immagine del Crocefisso del Maestro della Croce n°434 degli Uffizi, di cui ne ricalca fedelmente i lineamenti. I colori sono densi e scuri, i tratti molto marcati. Questo dipinto è stato eseguito da un pittore prossimo a Ristoro d´Arezzo, attivo in territorio aretino tra il1260 ed il 1290.
La croce raffigura il Cristo crocifisso secondo l´iconografia del Christus triumphans, vittorioso sulla morte, mentre sul tabellone è dipinto il pentimento di San Pietro al canto del gallo. Il dipinto era ricoperto da due strati risalenti rispettivamente al Duecento e al Settecento. Il Maestro della Croce, a cui è attribuito il dipinto, attivo a Firenze e Lucca, si è probabilmente formato nella bottega di Bonaventura di Berlinghiero.
Il Cristo è raffigurato secondo l´iconografia del Christus triumphans: gli occhi aperti e l´espressione impassibile esprimono la forza della divinità che non soffre ma trionfa sulla morte. Nel tabellone compaiono le due figure dei dolenti, mentre nelle estremità del braccio orizzontale sono rappresentati i profeti Isaia e Geremia e sulla sommità della croce è la Madonna orante tra due angeli. L´autore è il Maestro del Gagliano, anonimo artista attivo a Firenze nel terzo quarto.
La tavola raffigura Cristo crocifisso tra i dolenti; sulla sinistra la Vergine. S. Francesco è posto ai piedi della Croce nell´atto di abbracciarla, collocazione privilegiata che ha fatto ipotizzare una committenza francescana dell´opera. Essa, in origine, doveva probabilmente essere lo scomparto centrale di un trittico. L´autore è stato riconosciuto in Lorenzo Monaco, uno dei maggiori esponenti dello stile tardo gotico a Firenze nel primo quarto del XV sec.
La tavola raffigura la Vergine incoronata dalla Trinità e circondata da cherubini, angeli musici e dai tre arcangeli posti sotto di essa. Nella metà inferiore sono raffigurate le schiere dei Santi, riconoscibili dai loro attributi iconografici. La cornice è decorata con angeli che reggono cartigli con scritte inneggianti alla Trinità.
Al centro del polittico Cristo pone una corona sulla testa di Maria, mentre alla scena assiste una folta schiera di santi e angeli. Nelle cuspidi sono raffigurate la Crocefissione, al centro, l´angelo annunziante e la Vergine annunziata nei laterali. Da notare è l´attento studio fisionomico dai forti effetti ritrattistici, oltre che la vivacità dell´intera composizione.
La tavola raffigura S. Giovanni Battista e San Pietro con i loro attributi iconografici: l´abito di pelle di cammello, la croce astile ed il cartiglio con l´iscrizione "Ecce Agnus Dei" per il primo, il libro, il pallio e la stola sacerdotale con le croci nere, le chiavi del Regno dei cieli per il secondo. Il dipinto era una delle parti laterali, insieme alla tavola raffigurante San Paolo e San Francesco, di un polittico andato perduto.
La tavola raffigura San Paolo e San Francesco con i loro attributi iconografici: il libro e la spada , strumento del suo martirio per il primo, il saio, le stimmate ed il libro per il secondo. Il dipinto era una delle parti laterali, insieme alla tavola raffigurante San Giovanni Battista e San Pietro, di un polittico andato perduto.
Nella tavola, una delle quattro ispirate ai Trionfi di Petrarca, Amore è in volo su un braciere posto su un carro trainato da cavalli, i cui finimenti sono ornati dallo stemma della famiglia Strozzi, plausibile committente dell´opera. Le figure sotto di esso, un vecchio, un guerriero ed una giovane, alludono al fatto che nessuno, a prescindere dall´età e dal ceto sociale, può sfuggire alle frecce di Amore. Seguono il carro i poeti che ne cantarono le gesta.
La tavola è una delle quattro ispirate ai Trionfi di Petrarca. Il tempo è raffigurato come un vecchio, con i consueti simboli di fugacità delle ali e della clessidra, curvo e in equilibrio su un orologio meccanico. Sotto due cani, uno bianco e uno nero, simboli del giorno e della notte, addentano l´asta dell´orologio cercando di spezzarla. Il carro è tirato da cervi, rapidi come il tempo che scorre. Il Trionfo della Fama è rappresentato dagli uomini illustri ai lati del carro.
Ispirata ai Trionfi di Petrarca, la tavola rappresenta con un'allegoria religiosa l'esaltazione della fede cristiana: su un carro trainato da quattro tetramorfi (leone, acquila, angelo e toro alato) simboli degli evangelisti dell´Apocalisse, sono inginocchiate le personificazioni delle Virtù Teologali (Fede, Speranza, Carità) mentre ai lati del carro sono le virtù Cardinali (Giustizia, Prudenza, Fortezza, Temperanza). In alto Cristo circondato da angeli lascia cadere una pioggia.
Nella tavola, ispirata come le altre ai Trionfi di Petrarca, la Pudicizia è la donna in piedi sul piedistallo dorato. Ai suoi piedi Lucrezia e Penelope, famose per la loro virtù, legano Amore, spennandogli le ali. Il carro, trainato da due unicorni, è circondato da virtuose eroine: Virginia, Didone e Piccarda Donati. In testa al corteo la Castità porta un vessillo con al centro un ermellino: la leggenda vuole che l´animale muoia se la sua candida pelliccia si macchia.
Il medaglione raffigura il mezzobusto di un giovane modellato ad altorilievo ed invetriato di bianco con iridi gialle e pupille e sopracciglia blu scuro. L´effige è circondata da una ghirlanda decorata da mele cotogne, cedri, papaveri e fiori azzurri e bianchi. Essa, collocata privilegiatamente al centro dell´arco di accesso della cappella absidale, è uno dei pezzi più belli del museo. L´iconografia potrebbe rimandare tanto ad un apostolo, quanto ad un filosofo o a un condottiero.
La lunetta racconta l´episodio in cui Gesù ed il Battista, entrambi fanciulli, s´incontrano nel deserto. Questo soggetto, diffuso nella produzione artistica di XV sec., è assente nel Vangelo ed è tratto da una sacra rappresentazione quattrocentesca dal titolo "La rappresentazione di San Giovanni nel deserto", scritta da Feo Belcari e Tommaso Benci. La cornice della lunetta è decorata da una ricca ghirlanda di fiori e frutta.
l tondo raffigura Maria circondata da angeli oranti nell´atto di adorare Gesù bambino. Le figure sono bianche con iridi e sopracciglia blu mentre lo sfondo è azzurro. La cornice ha il bordo interno a fusaiola ornato con cherubini, quello esterno da una ghirlanda policroma con mazzi di frutta legati da nastri gialli.
La lunetta raffigura l'episodio della visita di Maria alla cugina Elisabetta, nel momento in cui le due future madri si scambiano gesti d´affetto. Tutto è racchiuso entro una cornice decorata con festoni di fiori e frutta. L´opera rispecchia i caratteri della produzione mature di Giovanni della Robbia.