Raro esempio di croce in rame argentato, laddove generalmente il rame viene dorato. Al centro, su una decorazione a fiori stilizzati è il Crocifisso a rilievo. Sul verso nel clipeo centrale è l´Agnus Dei e nelle formelle i simboli dei quattro evangelisti.
Secondo la consueta tipologia ispirata al moodello di Andrea Pisano, il recto presenta il Cristo in rilievo, su fondo ad elementi geometrici stilizzati. Le formelle presentano la figura del pellicano in alto, della Vergine a destra e di San Giovanni.
Su una base a sezione triangolare con piedi a volute si sviluppa il fusto del reliquiario decorato da morbide foglie d´acanto. Nella parte anteriore sono infisse la lancia e la canna con la spugna. La teca del reliquiario è costituita da una croce decorata lungo il perimetro dei bracci da motivi di volute e conchiglie.
La scultura fu trasformata in acquasantiera, nulla si sa della sua funzione originaria. Si è suggerito che potesse far parte di un fonte battesimale per la disposizione delle scene che rappresentano un ciclo della Natività. L'opera caratterizzata dal classicismo proprio delle sculture romanichedella regione occidentale della Francia o settentrionale della Spagna.
Il dipinto fu commissionato dai Giandonati, patroni della chiesa e per l´esattezza da Giraldo dei Giandonati, nominato priore della Signoria di FIrenze il 1 maggio 1477.
Cenni di Francesco, operosissimo nel territorio toscano nell´ultimo quarto del secolo XIV e nel primo decennio del secolo successivo, ha svolto la funzione di divulgatore tra i più fecondi e gradevoli della pittura tardo-gotica fiorentina.
Il dipinto, scelto dall'Offner per dare il nome convenzionale ad un autore minore di diverse opere, ben illustra l´atteggiamento culturale delle piccole botteghe fiorentine impegnate a soddisfare le esigenze quotidiane del mercato artistico.
Per la presenza dei tre santi protettori contro la peste, il dipinto suggerisce che possa trattarsi di un ex-voto. Sullo sfondo l'abitato di Cerbaia, visto dalla Pieve e l´antico ospedale di S.Caterina con affreschi di Bicci di Lorenzo.
Accoppiato ad una navicella che riporta nella punzonatura la stessa data di esecuzione e identica provenienza: "SOC. B.M.V. ANNTAE S. MARTINI F. 1775". Anche il decoro riprende quello della navicella nella parte inferiore, presentando un motivo a bacellature, in quella superiore invece sono eleganti trafori e motivi di volute e conchiglie.
Le forti influenze della composizione raffaellesca e del chiaroscuro leonardesco fanno supporre che la pala sia una traduzione espressiva e popolare di un perduto prototipo illustre.