Il museo, inaugurato nel 1989, ha sede nella chiesa di Santa Maria del Gesù, al centro del paese, ed è nato per l’esigenza di concentrare in luogo idoneo l’ingente patrimonio artistico di antiche chiese che fanno capo a San Casciano: fra queste San Giovanni ad Argiano, San Martino in Sugana, San Pietro di sopra.
La chiesa, sorta nella seconda metà del secolo XV come ospizio dei frati francescani dell’Osservanza, ha subito nel corso dei secoli destinazioni e vicende diverse fino alla distruzione quasi completa durante l’ultima guerra cui è seguita la ricostruzione in forme armoniche e dignitose. La destinazione a museo non ne ha comunque soppresso le funzioni legate alla liturgia che l’allestimento ha rispettato: la grande aula a una navata è infatti ornata tradizionalmente di dipinti; mentre nel piccolo oratorio annesso e al piano superiore sono state concentrate le opere e gli oggetti più preziosi, compresi oreficerie e paramenti sacri, molti dei quali rivestono un’importanza straordinaria nella storia dell’arte italiana.
Nella sezione di dipinti, che distingue il museo per la particolare qualità e importanza delle opere presenti, bisognerà segnalare innanzi tutto il dossale con San Michele arcangelo e storie della sua leggenda eseguito da Coppo di Marcovaldo prima del 1260 per la chiesa di Vico l’Abate, vigoroso esempio di pittura fiorentina anteriore a Cimabue. Cospicuo è anche il nucleo di tavole del secolo XIV, che documentano gli sviluppi e le tendenze della scuola toscana con opere fra gli altri di Lippo di Benivieni, Jacopo del Casentino, Francesco Fiorentino, Cenni di Francesco, oltre ad un grande trittico datato 1398 del Maestro di Sant’Jacopo a Mucciana, originariamente conservato nella chiesa omonima. Fra tutte spicca la prima opera nota del senese Ambrogio Lorenzetti , la famosa Madonna col Bambino proveniente da Vico l’Abate, datata 1319. Il Quattrocento è degnamente rappresentato da Neri di Bicci, con la sua Incoronazione della Vergine (datata 1476 e 1481), commissionata dai Giandonati, patroni della chiesa di San Giovanni a Sugana: si tratta di un’opera della tarda maturità dell’artista, fecondo divulgatore anche nel contado fiorentino della grande pittura rinascimentale. Fra i dipinti più tardi, dei quali pure il museo è ricco, possiamo citare ancora la pala con Tre Santi del Maestro di Tavarnelle (già attribuita a Raffaellino del Garbo) e la Vergine in trono col Bambino e Santi più volte accostata dalla critica al Granacci.
Non mancano anche esempi notevoli di scultura, che vanno dal fusto di fonte battesimale del romanico Maestro di Cabestany (secolo XII), alla Madonna col Bambino di Gino Micheli (1341), alla terracotta robbiana raffigurante una Testa di giovinetto (inizio secolo XVI), agli Angeli portaceri monumentali in legno dorato del secolo XVII. Quanto alle oreficerie, comprendono una bella serie di Croci astili dei secoli XIV-XV, una navicella e un turibolo in ottone dalle caratteristiche sagome quattrocentesche, oltre a calici, ostensori, pissidi, turiboli per lo più di manifattura toscana tradizionale e di ottima fattura, dal secolo XIV al secolo XIX. Quanto ai paramenti, sono da segnalare oltre al parato in terzo in lampasso con grossi fiorami rossi su fondo giallo, le preziose cortine che proteggevano probabilmente la Madonna della Pieve vecchia (rubata molto tempo addietro) con ricami a disegni particolarmente raffinati.
Il Museo d’arte sacra di San Casciano Val di Pesa
Proto Pisani R.C. (a cura di), Firenze, Editore: Becocci/Scala, 1992