E' il dipinto più antico del museo: la sua provenienza dalla chiesa di S.Croce a Greve è confermata da una descrizione del 1789, nella quale è citato sull´altare dell´Annunziata. L´iconografia segue i canoni tradizionali: la scena si arricchisce di eleganti particolari descrittivi nella definizione dei personaggi e delle architetture.
Terracotta parzialmente invetriata, con Compianto in arco centinato di matrice robbiana, decorato a festoni di frutta e fiori sormontato al culmine da un cherubino.
Croce processionale con le terminazioni dei bracci in formelle polilobate. Sul fondo verde scuro sono raffigurati all'interno di ciascuna formella, a partire dall´alto verso destra: il pellicano che si lacera il petto, S. Giovanni Evangelista, Sant´Anna con la Madonna e il Bambino e la Maddalena.
Raro esemplare di reliquiario a forma di croce in cristallo di rocca, materiale lavorato nella città veneta fin dal secolo XIV. Doveva contenere le reliquie del legno della Croce e quelle di santo Stefano, cosa che ci aiuta ad individuare la destinazione originale della croce nella chiesa del borgo medioevale di Montefioralle, dedicata appunto al santo.
L´iconografia del dipinto segue la tradizione secondo la quale la Vergine, con le due sante qui raffigurate, apparve a un domenicano di Soriano, per mostrargli come doveva essere raffigurato il santo con in mano un giglio e un libro dalla rilegatura rossa.
L'opera ha perso quasi del tutto l'originaria policromia; pur aggiornata sulle novità del primo Rinascimento, risulta ancora legata agli schemi tardo-gotici del Ghiberti. Il prototipo è infatti uno stucco policromo del Ghiberti conservato al Bargello.
La statuetta, in parte mutila, è in realtà un reliquiario come rivela l'apertura sagomata in basso per la mostra delle reliquie. E' prodotto artigianale di buon livello che si rifà ad un prototipo tardo manieristico aggiornato sulle novità formali del barocco.
Tavola con Madonna in trono e Santi. In primo piano i due committenti inginocchiati, sullo sfondo due notevoli scorci di paesaggio con il castello di Sezzate a sinistra, descritto come doveva essere agli inizi del Cinquecento, prima delle modifiche apportate nei secoli XVII e XVIII. A destra è un paesaggio attraversato da un fiume, forse il rio Sezzate.
Tavola di impaginazione fortemente architettonica attribuita all’attività giovanile del pittore influenzata da Filippino Lippi prima e dal Ghirlandaio poi.
Grande tela tardo-manierista mutilata alla sommità e alla base. Il frammento con gli angeli, ora tagliato ed esposto a lato, riporta anche la firma e la data dell´autore.
Navicella portaincenso in parure con il turibolo di S. Giovanni Gualberto, dal piede polilobato, decorato con girali e nodo a vaso diviso in sei spicchi con racemi di uva e mazzi di spighe di grano alternate
Le caratteristiche tecniche e stilistiche di questa pregevole Pace ne suggeriscono l´appartenenza al periodo fiorentino degli Embriachi. L´opera è mutila: ai lati della croce (rubata qualche anno fa) stanno tradizionalmente la Vergine e San Giovanni. La cornice è in avorio ma il motivo centrale a corda è di legno intarsiato.
Pianeta in broccatello con fondo bianco e disegno a grandi maglie ogivali che racchiudono due tipi di fiori di cardo in color rosso cremisi. Tale motivo si rifà a modelli spagnoli diffusi a seguito dell´arrivo a Firenze di Eleonora di Toledo; fu usato fino agli inizi del Seicento.
Pianeta in damasco verde con disegno a rete di maglie ogivali irregolari formate da tralci vegetali. L'arme presente in basso appartiene ai Bardi di Vernio ed è inquadrata con l'arme degli Strozzi: palese riferimento al matrimonio avvenuto nel 1601 tra Carlo Bardi e Maria Maddalena Strozzi, morta nel 1613; tra queste due date si colloca ovviamente l´esecuzione della pianeta.
Nel quadro spicca la decisa illuminazione laterale e l´atto spontaneo con cui il santo sospende di scrivere, quasi interrotto all´improvviso.
Il bassorilievo ha un'origine misteriosa: non sappiamo se inizialmente facesse parte di un monumento funebre o di un altare più complesso. L'impostazione della figura del santo è ancora tardogotica, ma il movimento del cappuccio e la morbidezza del modellato collocano la scultura già nel Quattocento.
Piccola vetrata con cornice metallica, originariamente inserita nella finestrella dietro l’altar maggiore della chiesa di provenienza; raffigura il santo papa dentro una mandorla raggiata in atto di benedire.
Dono del pittore quale partecipazione alla fondazione dell’ex ospedale Rosa Libri, fatto costruire dalla nobildonna Rosa Libri del Rosso. La santa può essere identificata con santa Rosa, come scritto sul fastigio della cornice e come suggeriscono le rose e l´abito domenicano, oltre che il nome della committente.
Turibolo dalla struttura architettonica a pinnacoli; coperchio e cupola sono decorati con motivi vegetali, teste di cherubini, delfini e colonnine.
Velo in seta bianca ricamata a filo d’oro e filo di sete policrome rosse, azzurre e bianche.
Buon esempio di pittura devozionale fiorentina di primo Seicento; vicino alla tela per stile e fattura appare sopratutto il dipinto della badia fiesolana raffigurante l´Immagine di San Domenico portata a Soriano, firmato e datato.
Dipinto con singolare variante iconografica del Bambin Gesù tra le braccia di Sant’Antonio Abate anziché della Madonna. In basso,a sinistra, lo stemma della famiglia Anichini.